Spoils system di governo, Costamagna lascia la Cassa depositi e prestiti e apre il valzer delle poltrone. Una scelta obbligata per non far perdere a Guzzetti la possibilità dell’ultima decisione sul prossimo presidente, prima di lasciare il timone delle Fondazioni bancarie, dopo appena venti anni

di Carola Olmi
Economia

La decisione non era affatto scontata e checché se ne dica il presidente Claudio Costamagna un altro giro al timone della Cassa Depositi e Prestiti l’avrebbe fatto volentieri. Le elezioni però sono andate come sappiamo e anche il baluardo grosso dell’Acri, l’associazione delle Fondazioni bancarie, vacilla per l’uscita dopo oltre venti anni del numero uno Giuseppe Guzzetti. Perciò non è rimasto che chiamarsi fuori dalla partita per l’imminente rinnovo della presidenza, tentando di salvare almeno l’onore.

SALVATO L’ONORE
Presa carta e penna, l’ex banchiere di Goldman Sachs ha comunicato di non essere disponibile a correre per un secondo mandato e di “avere condiviso la decisione” con Guzzetti, rappresentante di quelle fondazioni azioniste in Cdp con il 16% e con il diritto di indicarne il presidente. “Considero un onore aver presieduto per questi tre anni un’istituzione chiamata a realizzare parte della politica industriale del nostro Paese disegnata dal governo con il concorso dei soci privati delle fondazioni”, si legge nella nota di Costamagna, il quale ha concluso porgendo al suo successore i migliori auguri “di raggiungere i traguardi che, insieme al nuovo amministratore delegato, saranno definiti di concerto col nuovo governo”. A questo punto per il ruolo di presidente si fanno più consistenti la chance di Massimo Tononi, anche lui con un passato in Goldman Sachs (se la sentiranno i pentaleghisti di avallare un’eventuale indicazione in tal senso da parte delle fondazioni?). Da assegnare anche la poltrona di Amministratore delegato, che sarà lasciata da Fabio Gallia. Per questo ruolo continuano a farsi i nomi di Dario Scannapieco (vicepresidente Bei), Fabrizio Palermo (cfo della Cassa), Salvatore Sardo (chief operating officier) e Flavio Valeri (responsabile Deutsche Bank Italia).

SCELTA OBBLIGATA
Per una assoluta casualità, la partita in Cdp è diventata strategica non solo per l’indiscutibile importanza della Cassa, ma anche perchè è divantata il banco di prova di quel cambiamento che il nuovo Governo intende fare nel Paese e nelle leve di comando dell’economia. Dunque, anche se l’indicazione del presidente tocca agli azionisti privati, cioè le Fondazioni bancarie, la scelta di Costamagna tutti sanno che arrivò direttamente dall’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Difficile perciò alzare un muro che avrebbe rischiato di far perdere alle Fondazioni una prerogativa, consentendo invece a Guzzetti di uscire di scena salvando almeno una casella per la quale le Fondazioni hanno speso miliardi.