Criticità su tutta la linea. I tecnici dell’Ufficio parlamentare di bilancio stroncano le Autonomie: “Rischi sui conti e troppe disparità”

di Fausto Tranquilli
Politica

Tantissimi rischi e pochissime certezze nella legge sulle autonomie. I sospetti della prima ora sulla norma voluta soprattutto dalla Lega sono stati tutti confermati nell’analisi sul contestato provvedimento fatta ieri dall’economista Alberto Zanardi davanti alla Commissione bicamerale per il Federalismo fiscale, presieduta dal deputato leghista Cristian Invernizzi.

Il consigliere dell’Ufficio parlamentare di bilancio, un organismo indipendente che vigila sulla finanza pubblica, ha sostenuto il sistema di finanziamento delle competenze aggiuntive previsto dalle bozze di intesa sul progetto di autonomia regionale presenta degli elementi contraddittori, “che suscitano preoccupazioni per i possibili rischi sia sulla tenuta del vincolo di bilancio nazionale sia sulla garanzia della solidarietà interregionale”. Una norma dunque che potrebbe creare ulteriori problemi di bilancio e ampliare anziché ridurre le differenze tra le diverse regioni italiane, in particolare tra il Nord e il Sud della penisola.

IL RICHIAMO. Le criticità individuate dall’Upb, secondo l’economista, non sarebbero ancora ben chiare a deputati e senatori. Tanto che Zanardi, nel corso dell’audizione, ha specificato che “i decisori politici, e in primo luogo il Parlamento, dovrebbero essere informati e consapevoli delle implicazioni finanziarie delle intese e delle dimensioni delle risorse coinvolte”. Particolari che hanno portato l’Ufficio parlamentare di bilancio a considerare inadeguata l’ipotesi, contenuta nelle bozze d’intese, di rinviare la valutazione degli effetti di finanza pubblica a decreti del presidente del Consiglio dei ministri successivi all’entrata in vigore delle leggi di approvazione delle intese stesse.

IL PUNTO. Tre i principali problemi individuati per il federalismo differenziato in termini di finanza pubblica. Il primo riguarda le modalità con le quali garantire, anche in un quadro di federalismo differenziato appunto, la tutela degli obiettivi di uniformità delle prestazioni su base nazionale e la tenuta dei conti pubblici. Da chiarire poi i criteri di quantificazione delle risorse finanziarie necessarie per dare attuazione alle nuove funzioni decentrate e infine la scelta degli strumenti fiscali con cui realizzare il trasferimento di risorse. Ma non è tutto.

Secondo Zanardi, la distribuzione delle risorse tra i territori regionali derivante dal calcolo dei fabbisogni standard, più agevole rispetto a quello per i Comuni, non dovrebbe in ogni caso discostarsi in misura sostanziale dalla spesa storica, a meno che nel determinarli per le funzioni aggiuntive non si intervenga sui criteri di allocazione delle risorse stesse. Da definire infine, per l’Upb, il coordinamento del sistema fiscale e di finanza pubblica intra-regionale, ovvero tra Regione, Province, Città metropolitane e Comuni secondo lo schema del cosiddetto federalismo a cascata, prevedendo il concorso degli stessi enti locali alla manovra di finanza pubblica.

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