Da Acunzo a Giarrusso e Nesci. Ecco i morosi a Cinque Stelle. Solo un portavoce su 4 ha rendicontato tutti i mesi. In 11 casi le restituzioni si fermano al 2018

di Antonio Acerbis
Politica

Era (ed è) la ragione per cui il Movimento si è sempre posto e presentato come forza politica di differenza rispetto al passato. E i numeri, al di là di polemiche e dei conti che non tornano, restano: tra Parlamento e consigli regionali il Movimento cinque stelle ha restituito qualcosa come 106 milioni di euro. Il punto, però, è che se si preme su una caratteristica non richiesta – com’è appunto quella della restituzione di parte dell’indennità da parte dei parlamentari – nel momento in cui si viene meno all’impegno preso con i propri elettori, si rischia una doppia figuraccia.

Ed è quello che il Movimento sta rischiando e per cui i probiviri si sono giustamente mossi. Non sono pochi, in effetti, quelli che non avrebbero i conti in ordine. Per capire la situazione di ognuno dei 312 eletti tra i pentastellati basta andare sul sito tirendiconto.it. Scorrendo la lunga lista balza subito all’occhio che solo 64 parlamentari hanno rendicontato fino a novembre. Tutti gli altri si fermano abbondantemente in anticipo. C’è da dire, tuttavia, che il sito precisa che l’ultimo mese da rendicontare è ottobre. E, dunque, sarebbero in realtà 91 coloro che formalmente non si possono considerare in ritardo. Quasi uno su quattro. Un po’ pochino.

ZERO TITULI. Ma chi sono i “ritardatari” (o “furbi” a seconda delle prospettive)? In effetti non sono pochi. Specie se si considera, addirittura, che in 11 casi la rendicontazione latita per tutto il 2019. Tra di loro spiccano anche nomi autorevoli del Movimento, come il senatore Mario Michele Giarrusso (nella foto). Che, tuttavia, è in buona compagnia. Nella stessa situazione anche i senatori Fabio Di Micco, Luigi Di Marzio, Alfonso Ciampolillo, Vittoria Deledda Bogo (che è bene precisare, è malata da tempo e non sarà oggetto di procedimenti) e Cristiano Anastasi. Alla Camera, invece, tra chi ha preferito tenere tutto per sé nel 2019 – almeno stando al sito M5S che monitora le restituzioni – spicca Nicola Acunzo, Nadia Aprile, Flora Frate, Paolo Niccolò Romano e Andrea Vallascas. Finita qui? Certo che no.

Nomi illustri del Movimento non sono poi così da esempio. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, avrebbe restituito fino ad agosto 2019. Esattamente come nel caso di Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali a Montecitorio. Stessa situazione anche per Davide Crippa: per chi non lo conoscesse parliamo del nuovo capogruppo del Movimento alla Camera dei Deputati. Decisamente maluccio è messo anche il fedelissimo di Di Maio e sottosegretario di Giuseppe Conte, Riccardo Fraccaro, le cui rendicontazioni si fermano a giugno 2019. Ma anche in questo la compagnia è di tutto riguardo: stesso ritardo ha accumulato anche Carla Ruocco.

Ma, d’altronde, c’è anche chi è mess decisamente peggio. È il caso di Dalila Nesci, che si è fermata a febbraio 2019. Stesso andazzo anche al Senato, dove – per dire – Matteo Mantero si è fermato a maggio, mentre Paola Taverna ad agosto. Tra i ritardatari figurano anche ministri e sottosegretari, attuali o passati. Oltre Bonafede, ad esempio, troviamo Federico d’Incà (settembre), Barbara Lezzi (agosto) e Vito Crimi (idem). Senza dimenticare l’ormai ex Lorenzo Fioramonti che non aveva restituito nulla nel 2019. E Luigi Di Maio? Lui, almeno, prova a dare il buon esempio: è uno dei pochi che è arrivato con le rendicontazioni a novembre.

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