Dai colossi di Stato ai servizi segreti. Tutti a finanziare il master dell’Opus Dei

di Stefano Sansonetti
Primo piano

I termini sono senza dubbio evocativi. “Homeland Security”, infatti, è il nome del Dipartimento che negli Stati Uniti si occupa di sicurezza interna. Ma qui in Italia è anche il titolo di un master gestito dal Campus-Biomedico, il polo universitario romano legato all’Opus Dei. Qui, in pratica, si respira aria di Prelatura sin dall’indirizzo, via Alvaro del Portillo, dal nome del primo successore di Josemarìa Escrivà de Balaguer proprio alla guida dell’Opera. Il master, che sta per partire, ormai è un po’ una tradizione. Sono diversi anni infatti che propone una riflessione sul tema della sicurezza. Così come parla chiaro il sottotitolo che accompagna la brochure dell’edizione 2016-2017: “Sistemi, metodi e strumenti per la security e il crisis management”. Certo, già qui uno potrebbe chiedersi cosa c’entri un tale percorso di studio, in cui si parla anche di difesa e terrorismo, all’interno di una realtà come il Campus Bio-medico. Ma forse non è la domanda principale.

Il punto – Perché se si scorrono l’elenco dei docenti che si sono succeduti negli ultimi anni, e la lista dei componenti del comitato scientifico, si scoprono molti responsabili sicurezza delle più importanti società pubbliche italiane, funzionari ministeriali, uomini della Guardia di finanza, della Polizia e del Dis, il Dipartimento che coordina i nostri servizi segreti (Aise e Aisi). Nell’elenco dei docenti che hanno partecipato alle varie edizioni del master, per dire, c’è Genseric Cantournet, oggi responsabile security della Rai.

Compaiono diversi responsabili della protezione aziendale delle Ferrovie dello Stato, divisione guidata da Franco Fiumara che, pur non essendo docente, è tra i membri del comitato scientifico del master. Lo stesso dicasi per Poste, che ha diversi esponenti della sua security nella lista. Quella stessa security guidata da Vanes Montanari, anche lui non docente ma inserito nel comitato scientifico. Ancora, tra i docenti c’è Bruno Valensise dell’Ufficio centrale per la segretezza del Dis (il quale, per dire, è stato audito dal Copasir lo scorso 14 settembre). Così come nel comitato scientifico del corso siede Paolo Scotto di Castelbianco, che sempre all’interno del Dis è il capo della comunicazione istituzionale. Sempre nel comitato scientifico, poi, c’è Roberto Di Legami, direttore del servizio di Polizia postale (anche lui audito al Copasir il 10 novembre). E gli esempi potrebbero continuare, se solo si considera che la lista docenti (presenti e passati) contiene 122 nominativi, naturalmente provenienti pure dal settore privato.

La questione – Ma la domanda incombe: che ci fanno tutti questi funzionari pubblici o semipubblici all’interno di un master che fa capo all’università legata all’Opus Dei? Basta guardare, sempre nella brochure, l’elenco delle società da cui il master “ha ricevuto negli anni il sopporto”. Parliamo di realtà come Ferrovie, Poste, Enel, Leonardo-Finmeccanica, Snam, Enav, Inps, Guardia di Finanza, Corpo forestale dello Stato, Dis, Vigili del Fuoco. Insomma, soldi pubblici che, in un modo o nell’altro, servono anche a sostenere il master. E poi un’ultima curiosità. Il corso prevede borse di studio che, tra gli altri, vengono assegnate a copertura dei costi dall’Inps a favore dei dipendenti (o loro figli) iscritti alla gestione delle prestazioni creditizie e sociali dell’Istituto. Comunque la si metta, lo Stato italiano è molto sensibile a questo master.

Tw: @SSansonetti

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