Dal Csm all’Abruzzo Legnini ora studia per fare il governatore. L’ex vicepresidente si sgancia dal Pd e pensa a una cordata di liste civiche

di Antonio Pitoni
Politica

Che farà adesso Giovanni Legnini? La domanda sul futuro dell’ex presidente del Consiglio superiore della magistratura rimbalza con insistenza, ormai da qualche giorno, nei palazzi romani della politica. E la risposta porta dritto in Abruzzo. Dove l’avvocato di Roccamontepiano, paesino di 1.661 anime in provincia di Chieti di cui è stato anche sindaco per dodici anni dal 1990 al 2012, starebbe valutando di correre per la poltrona di governatore alle Regionali che si terranno il prossimo 10 febbraio, alla guida di una coalizione del tutto singolare. Un rassemblement di liste civiche sganciate dai partiti. Compreso il Partito democratico dal quale lo stesso Legnini proviene. Anzi, secondo quanto risulta a La Notizia, se l’operazione andasse in porto, il Pd potrebbe addirittura decidere di non presentare il proprio simbolo alle Regionali.

ricomincio da qui – Diversi esponenti della politica abruzzese riferiscono di contatti tra il mondo del civismo regionale e l’ex parlamentare dem di lungo corso con quattro legislature alle spalle (tre al Senato e una alla Camera), per sondare il terreno. Un progetto che ha certamente attirato l’attenzione di un altro big della politica locale: l’ex parlamentare di Forza Italia, già consigliere regionale dal 2000 al 2008 (riconfermato nel 2005 a Palazzo dell’Emiciclo con ben 7.000 preferenze), Fabrizio Di Stefano, che dopo la mancata ricandidatura negatagli da Arcore, ha abbracciato pure lui la causa del civismo. Diventando riferimento di Civiche per l’Abruzzo, un cartello che federa al proprio interno tre liste distinte: Liberal Abruzzo, Noi Abruzzo e Azione politica. Se confermati, i primi test elettorali sulla formazione di Di Stefano, attesterebbero il suo cartello su percentuali in doppia cifra. Un pacchetto di voti pesante, fondamentale per le ambizioni di Legnini ma che, però, fa gola anche al Centrodestra. Resuscitato sull’altare della Rai, dal sostegno decisivo di Forza Italia (inizialmente negato da Silvio Berlusconi) per la ratifica in Commissione di Vigilanza del neo presidente di Viale Mazzini, Marcello Foa, che ha convinto il leader della Lega, Matteo Salvini, a riaprire i giochi delle alleanze per le Regionali dopo la decisione di correre da solo.

COALIZIONE AL BIVIO – Non è certo un mistero che Di Stefano rivendichi per sé la candidatura a governatore della coalizione della quale, d’altra parte, è stato anche parlamentare per due legislature. Una candidatura che, però, in base agli accordi raggiunti tra gli alleati, spetta a Fratelli d’Italia. Ma la partita è tutt’altro che chiusa. Stoppato da Giorgia Meloni in persona il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di cui ieri si rincorrevano voci di imminenti dimissioni (smentite però dal suo staff), resta in corsa una terna di nomi: i due coordinatori regionali Giandonato Morra e Etelwardo Sigismondi, e l’ex vice presidente della Provincia di Chieti, Antonio Tavani. Nella partita potrebbero entrare, però, anche l’imprenditore Michele Russo  e il senatore in carica Marco Marsilio. Ma solo l’eventuale candidatura di Morra potrebbe incassare il sostegno delle civiche di Di Stefano in virtù del rapporto di amicizia che li lega. Un sostegno che sarebbe scontato, ovviamente, anche se il Centrodestra convergesse sulla candidatura a presidente Di Stefano. Al quale,diversamente, resterebbero due alternative. Aderire al progetto di Legnini oppure candidarsi governatore col sostegno delle sue sole civiche. Scaldando i motori per le Europee.

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