Dal fallimento dell’Opa sul Messaggero all’inchiesta su Cementir, subito dopo la vendita ai tedeschi. Tempi duri per Caltagirone

di Stefano Sansonetti

L’autunno non sembra essere cominciato sotto i migliori auspici per il gruppo Caltagirone. E a questo punto il rischio è che nelle prossime settimane arrivino altre cattive notizie. Il fatto è che l’ultima tegola piovuta su Cementir, con il presunto traffico illecito di rifiuti ipotizzato dalla procura di Lecce, potrebbe avere ripercussioni su un’operazione che lo stesso gruppo, un po’ a sorpresa, aveva lanciato intorno a Cementir pochissimo tempo prima che esplodessero le risultanze dell’inchiesta. Non tutti hanno tempestivamente messo a fuoco gli eventi. Lo scorso 19 settembre, infatti, la Cementir Holding ha annunciato la cessione a Italcementi (che fa capo alla tedesca Heidelberg) del 100% di Cementir Italia, per 315 milioni.

IL PUNTO
Ebbene, si dà il caso che Cementir Italia sia proprietaria del stabilimento di Taranto, adesso finito sotto sequestro con una centrale dell’Enel e un impianto dell’Ilva. Quanto a Cementir, i pm accusano la società di aver acquistato dall’Enel e dall’Ilva rifiuti pericolosi per produrre un cemento che, tra l’altro, non sarebbe stato della migliore qualità. Naturalmente la società che fa capo alla galassia di Francesco Gaetano Caltagirone ha rivendicato “la correttezza del proprio operato” e ha espresso “piena fiducia nel lavoro della magistratura”. Ma è chiaro che qualche fibrillazione c’è: l’impianto Cementir di Taranto, infatti, fa parte proprio di quella Cementir Italia Spa che è stata venduta ai tedeschi. E visto che la cessione deve ancora affrontare un iter non indifferente, c’è chi teme che la grana pugliese possa in qualche modo interferire con il suo perfezionamento. Il tutto ferma restando una coincidenza che ha senz’altro del curioso: le cessione di Cementir Italia è stata annunciata 9 giorni prima che emergessero sui giornali i contorni dell’inchiesta. Ma per Caltagirone, dicevamo, il periodo si sta rivelando complicato anche per altre ragioni.

IL PRECEDENTE
Lo scorso 18 settembre, infatti, un’altra società della galassia, ossia la Caltagirone Editore, è stata costretta a fare un brusco passo indietro. In quella la data la società, che tra gli altri pubblica Il Messaggero, ha in sostanza preso atto del naufragio dell’Opa (Offerta pubblica di acquisto) che lo stesso gruppo Caltagirone aveva lanciato sulla sua società editrice allo scopo di toglierla dalla Borsa. L’offerta, prima a 1 euro ad azione, successivamente aumentata a 1,22 euro, è stata giudicata troppo bassa per il valore della Caltagirone Editore. E così, complice anche l’azione di “disturbo” del fondo Amber, incisivamente salito nel capitale, l’Opa è fallita. C’è chi dice che il “delisting” sarebbe stato il preludio di una successiva vendita da parte di Caltagirone delle attività editoriali. Forse è solo una suggestione, o forse qualche elemento di verità c’è. Di sicuro negli ultimi 10 giorni al gruppo Caltagirone sono state recapitate solo brutte notizie. Una fase evidentemente sfortunata.

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