Dal lavoro alla previdenza, è la fiera delle illusioni. Severino Nappi (FI): “L’occupazione aumenta? Il dato è truccato”

di Cristina Panzironi
L'intervista

Il lavoro, le tasse e le pensioni sono in cima anche all’attuale campagna elettorale. Con il solito treno di illusioni, come spiega Severino Nappi, professore di Diritto del lavoro e Responsabile nazionale Forza Italia Politiche per il Sud, oltre che ex assessore regionale al Lavoro in Campania.

Domanda. Berlusconi ha detto no al Jobs Act.
Risposta. “Il Jobs Act è un fallimento. Il risultato? Una serie di contratti precari. Meglio di niente, certo, ma ogni anno 30 mila lavoratori non sono impiegati perché le imprese non li trovano e solo 4 su 100 trovano lavoro tramite il collocamento. Questa riforma interviene sui contratti ed è invece necessario lavorare sulle possibilità, a partire dalla semplificazione della comunicazione tra imprese e università, ad esempio. Ma si deve soprattutto lavorare per ottimizzare le risorse disponibili, cosa che sarà facilitata anche dall’introduzione della flat tax. Il reddito di cittadinanza è solo una mancetta, l’obiettivo dev’essere invece un’occupazione stabile e pagata dignitosamente”.

A proposito di reddito di cittadinanza… Di Maio ha lanciato la ‘quota 41’, la pensione dopo 41 anni di lavoro: proposta realizzabile?
“Di Maio si sta iscrivendo nel circolo dei promettenti, lanciando proposte di carattere generale che partono dalla Legge Fornero, una serie di regole rigide scritte per rispondere all’Europa, senza tener conto del nostro mercato del lavoro, da un ministro che non sapeva come questo funziona. Ricordiamo ad esempio le cifre spese per gli esodati, sostenuti proprio dall’economia sociale. Di Maio non si rende conto che se vuole riformare il sistema pensionistico deve rinunciare al reddito di cittadinanza, perché pensioni e previdenza sociale sono complementari. Il problema è che oggi abbiamo troppo pochi lavoratori”.

Eppure secondo l’Istat è record di occupati…
Un dato praticamente truccato, che conta anche chi lavora un’ora a settimana e non contribuisce quindi al sistema pensionistico. Noi abbiamo bisogno invece di lavoratori stabili”.

Le statistiche parlano anche di donne costrette a lasciare la professione per ricoprire il ruolo di mamme.
“In Italia manca completamente un welfare aziendale, cioè interventi di conciliazione fra tempi di vita e di lavoro. Se invece di destinare fondi per l’inclusione volti a risolvere il problema si investisse prima in defiscalizzazioni e detassazioni, le cose sarebbero diverse. Una madre che può usufruire di asilo aziendale mantiene il lavoro e crea così ricchezza, stabilità. È chiaro però che per farlo bisogna aiutare l’azienda. Al contrario, una donna che non riesce più a lavorare diventa più povera, soprattutto al Sud dove la forbice aumenta. In conclusione.. Spendiamo in assistenza soldi che potremmo destinare al lavoro”.

Da ieri Invitalia mette a disposizione un miliardo per l’auto-imprenditorialità al Sud. Quando parliamo di Mezzogiorno i risultati però sono pochi. Perché?
“In generale gli incentivi per il Mezzogiorno presentati come panacea ci sono sempre stati. Chi ne ha tolti è stato Renzi nel 2014 per destinare risorse al Jobs Act. Anche ReStart – per i giovani – non è una novità, riprende l’idea proposta in una legge degli anni ’80. Tuttavia ritengo che non abbia senso aiutare una persona che ha una buona idea se poi non la si accompagna nei primi anni di attività. Aiutare a comprendere il mercato e riformarlo davvero, ecco cosa servirebbe”.

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Commenti

  1. honhil

    «Intanto, in Sicilia, su 16 domande di disabili gravi per l’assegno mensile i fondi stanziati sono per 2 mila». Problema che Renzi e Crocetta, a suo tempo, avevano messo allegramente sotto il tappeto del “chi se ne frega”. Un promemoria per le prime quattro cariche dello Stato, per Papa Francesco e per la Bonino, l’ultima arruolata al culto del diversamente abile: parlare della tragedia che maciulla quotidianamente i disabili italiani, per chi innaffia soltanto la pianta del multiculturalismo, può essere considerato forse un modo razzista di esprimersi. Ma chi del buonsenso ne ha fatto la sua bussola, può tranquillamente affermare, certo di trovare consensi anche in quella parte di cielo dove trovano accoglienza i giusti della terra, che è sicuramente razzista chi a piene mani pesca nella borsa della collettività per un’invasione chiamata accoglienza e, nello stesso tempo, nega gli spiccioli per dare ristoro ai disabili. Ci vuole davvero tanta disonestà intellettuale e una buona dose di ideologica perversione, pensare di stanziare soltanto un ottavo del fabbisogno necessario per la gente più indifesa che ha la sfortuna di abitare in Sicilia. Per quanto riguarda poi i possibili falsi invalidi, ci sarebbe un modo infallibile per eliminarli definitivamente dalla categoria: cancellare dagli albi professionali tutti quei medici che in un modo o nell’altro permettono che ciò si verifichi. Anche perché sembra lampante che dietro a questo malcostume ci sia una vera e propria associazione a delinquere.

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