Dal Reddito di cittadinanza al salario minimo. Parte la Fase 2 sul lavoro. Sul tavolo del Governo anche un piano contro gli infortuni

di Carmine Gazzanni
Politica

Nei giorni caldi del totonomi per la squadra di Governo M5S-Pd erano tanti i candidati menzionati per un ruolo delicato e focale come quello del ministro del Lavoro. Nomi altisonanti, pescati ora tra i pentastellati ora tra i democratici. Solo i più scafati e i più addentro alle dinamiche governative azzardavano una carta: “La persona giusta è Nunzia Catalfo. Se c’è una persona che conosce fino in fondo i dossier di Reddito di cittadinanza e salario minimo è lei”. E, a dimostrazione che spesso e volentieri i ruoli all’interno di un esecutivo non sono mere “poltrone” ma posti di responsabilità che richiedono competenza e conoscenza, alla fine sono stati scartati i tanti e variopinti candidati, per far posto a chi in questi mesi si è occupata del tema lavoro in sede parlamentare: la Catalfo, per l’appunto. Che, da stakanovista, ha cambiato solo sede (da Palazzo Madama al ministero in via Vittorio Veneto) ma non l’impegno profuso sul tema.

La road map è già delineata: bisogna innanzitutto avviare la tanto attesa (e determinante) Fase 2 del Reddito di cittadinanza e partire con la proposta di legge salario minimo, in piena sinergia tra Parlamento e Governo. Ma poi c’è un altro tema, molto caro tanto ai 5 Stelle quando al Pd (tanto che ne ha parlato ieri con i sindacati anche Giuseppe Conte), che è quello del piano contro gli infortuni sul lavoro, vera e propria emergenza del nostro Paese. Senza dimenticare, infine, la legge sulla parità di genere nelle retribuzioni, altro vulnus che distingue praticamente da sempre il sistema occupazionale italiano. Vediamo, allora, punto per punto quale sarà l’agenda di Governo sul lavoro.

Stop accordi pirata. Oggi il primo traguardo. Tra Pd e Cinque stelle c’è convergenza sul tema: la legge sul salario minimo s’ha da fare. Il punto, però, è capire che strada seguire, considerando che nei primi mesi di questa legislatura sono fioccate proposte diverse. Per i Cinque stelle ci ha pensato proprio la Catalfo (tetto minimo di 9 euro lordi all’ora); il Pd, invece, ha presentato due ddl: il primo a firma Mauro Laus (ma la proposta, che prevede 9 euro netti all’ora, è irrealizzabile per quanto detto anche dall’Istat in una passata audizione in Parlamento); il secondo a firma Tommaso Nannicini (che resta totalmente sul vago non fissando alcun tetto salariale minimo). Oggi sappiamo che la linea resta quella data dalla proposta Catalfo, cioè stabilire una soglia come minimo tabellare per tutti i contratti collettivi nazionali di lavoro.

Proprio a questo proposito, però, è importante sottolineare che è intenzione del ministro ribadire la centralità del sistema della contrattazione collettiva, così come stabilito d’altronde dal testo del ddl e più volte rimarcato dai sindacati. Inoltre, per quei settori dove c’è una pluralità di CCNL (contratti nazionali), la norma dice che il “leader” (cioè il contratto di riferimento) è quello sottoscritto dalle associazioni sindacali e datoriali “comparativamente più rappresentative”. Questo meccanismo serve per contrastare i contratti cosiddetti “pirata”, cioè sottoscritti da sindacati e associazioni datoriali scarsamente rappresentativi che livellano verso il basso gli stipendi dei lavoratori.

La ragione è presto detta: oggi al CNEL sono depositati oltre 800 CCNL ma solo un terzo di questi sono stati sottoscritti da sindacati e associazioni datoriali maggiormente rappresentativi. In questo contesto, fondamentale è la convenzione che sarà firmata proprio oggi tra INPS, INL, Cgil, Cisl, Uil e Confindustria sulla misurazione della rappresentanza sindacale. E questo è il primo passo per procedere poi con un altro degli obiettivi del programma di Governo, cioè una legge sulla rappresentanza sindacale.

Navigator, si parte. A fine mese tutti a regime. Il presupposto è che Quota 100 (in vigore nel triennio 2019/2021) e Reddito di Cittadinanza non sono in discussione, come confermato non solo dalla Catalfo ma anche dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Al limite, come dichiarato da entrambi, potrebbero esserci dei correttivi volti a migliorare i due provvedimenti. Per quanto riguarda il Reddito, la fase 2 è già partita ed entro fine settembre – eccezion fatta per la Campania complice il muro alzato da Vincenzo De Luca – i navigator andranno a regime in tutte le Regioni. Circostanza che si inserisce nel solco del potenziamento delle politiche attive del lavoro che proseguirà con le assunzioni a tempo indeterminato di personale qualificato nei Centri per l’Impiego da parte delle Regioni. Nel mese di agosto, le stesse Regioni hanno già ricevuto le risorse per procedere alle assunzioni attraverso dei concorsi pubblici.

Basta infortuni sul lavoro. Via al tavolo tecnico. Altro tema drammatico per il nostro Paese è quello degli infortuni sul lavoro e delle cosiddette “morti bianche”. Basta pensare che, secondo gli ultimi dati Inail (leggi box qui sopra) nei primi 7 mesi del 2019 si sono contate 3 vittime al giorino sul lavoro. La prossima settimana, fanno sapere dal ministero, sarà aperto il tavolo al proprio al dicastero del Lavoro a cui parteciperanno anche quello della Salute, i sindacati, INAIL e INL per affrontare l’importante tema della sicurezza sul lavoro. Nei giorni scorsi, dalla Fiera del Levante a Bari, anche il premier Conte ha parlato di un apposito fondo con cui saranno incentivate le imprese che adotteranno prassi socialmente responsabili e che porranno la massima attenzione alla tutela e alla sicurezza dei lavoratori. Altre soluzioni usciranno, per l’appunto, dal tavolo tecnico.

Gap tra uomo e donna. La paga deve essere equa. I dati sono sconvolgenti: secondo il “Gender Gap Report 2019”, realizzato dall’Osservatorio JobPricing con Spring Professional, a parità di lavoro, una donna guadagna circa 2.700 euro in meno di un collega uomo. Una differenza netta, sintomo di una discriminazione di genere che da colmare. Per questo, sempre nel programma di Governo, c’è l’introduzione di una legge sulla parità di genere nelle retribuzioni, di cui non a caso ha parlato anche Conte nei suoi interventi in Parlamento per la fiducia. Già sono in corso interlocuzioni per capire che strada seguire, considerando che in questo caso è stato il Pd a presentare un ddl sul tema.

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