Dedica al vetriolo per Salvini. Alla Biennale il film sulla morte di Stefano Cucchi. La sorella Ilaria si vendica dei dubbi del vicepremier

di Daniela Fratini
Cultura

Ematomi agli occhi, ecchimosi alle gambe, frattura della mascella, dell’addome, di due vertebre. Tutto, delle prime immagini di Alessandro Borghi in Sulla mia pelle, ci ricorda Stefano Cucchi. Immagini forti, di un omicidio di Stato, che Ilaria Cucchi ha voluto appositamente dedicare al vicepremier Matteo Salvini. Una dedica al vetriolo che arriva a qualche mese di distanza dall’attacco che il ministro dell’Interno fece su un post della sorella del geometra romano. Lo scorso gennaio, infatti, la Cucchi scelse di pubblicare su Facebook la foto del carabiniere presunto assassino del fratello Stefano, morto in circostanze ancora tutte da verificare. Un messaggio che non piacque troppo al vicepremier che rispose: “Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello, ma mi fa schifo. Mi ricorda tanto il documento contro il commissario calabresi”, tuonò. E adesso che la tragica storia del ragazzo morto all’ospedale Sandro Pertini di Roma il 22 ottobre 2009, in seguito alle percosse ricevute nel carcere di Regina Coeli, è arrivata alla Biennale del cinema di Venezia, Ilaria ha tirato fuori tutto il rancore per quella frase: “questo film è molto attuale, assistiamo proprio in questi giorni e in queste ore a chiari esempi di non voler vedere persone o gruppi di persone in quanto esseri umani”, ha commentato.

Caso irrisolto – E poi ha aggiunto: “lo voglio dedicare a Salvini e a tutti coloro che si auguravano e continuano ad augurarsi che di questa storia e di tante storie come le nostre non se ne parli più”. Ma la cucchi ha mandato anche un’altra frecciatina al vicepremier sottolineando che il film racconta una verità in un momento quanto mai importante. “È il momento in cui si cerca di convincere le persone che il nostro benessere è legato alla negazione dei diritti degli altri”, ha concluso. La pellicola di Alessio Cremonini racconta gli ultimi giorni del ragazzo detenuto in carcere per possesso di hashish. Un caso di cronaca che è una delle ferite ancora sanguinanti del nostro Paese, e tuttora amaramente irrisolte con il processo contro cinque carabinieri e con troppe verità nascoste. Nel film sono raccontate le sofferenze indicibili di Stefano che Borghi ha cercato di incarnare in quella che lo stesso Barbera, direttore della Mostra del Cinema, ha definito una delle performance migliori della sua carriera. Da parte sua Jasmine Trinca, nel cast, ha richiamato in causa non solo l’atto dovuto di fare questo film, ma anche l’importanza di riappropriazione della realtà. Sulla mia pelle sarà nelle sale e su Netflix già il 12 settembre.