Donne in campo contro le mafie. “A mano disarmata” con le croniste finite sotto scorta. Torna l’evento che celebra legalità e informazione

di Vittoria Patanè
Cultura

Donne della mafia contro donne dell’antimafia”. Saranno loro le protagoniste della terza edizione di “A Mano Disarmata”, il forum internazionale dell’informazione contro le mafie, che si terrà lunedì 30 ottobre alla Festa del Cinema. Siederanno allo stesso tavolo cinque croniste finite nel mirino della malavita e una “pentita”.
Ragazze e ragazzi delle ultime due classi delle superiori che parteciperanno all’evento avranno la possibilità di confrontarsi con Cristina Pinto, ex camorrista ora dissociata, e cinque giornaliste in prima linea contro la criminalità organizzata: Federica Angeli, Ester Castano, Marilena Natale, Marilù Mastrogiovanni e Angela Corica. Due di loro vivono sotto scorta. Nell’occasione verrà proiettata, in prima assoluta, una puntata della serie Camorriste –stagione 2, che dal 17 novembre andrà in onda sul canale Crime+Investigation di Sky Italia, a traino di Gomorra. La kermesse di quest’anno si concluderà poi il 31 ottobre con un convegno che si terrà nella sede della Fnsi a cui prenderanno parte, tra gli altri, anche Teresa Principato, procuratore aggiunto Direzione Nazionale Antimafia, Maria Laura Lalia Morra, magistrato della Dda di Napoli, e tanti altri addetti ai lavori nel campo della Giustizia.

L’iniziativa, patrocinata dalla Federazione nazionale della stampa e dall’Ordine dei giornalisti, e con il supporto di Poste Italiane e della Campania Film Commission, coinvolge 70 scuole in tutta Italia. Quest’anno la manifestazione è intitolata alla memoria di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese uccisa da un’autobomba il 16 ottobre scorso. Una dedica in linea con il tema del progetto che è cominciato già nella giornata di ieri e ha fatto registrare l’intervento del presidente del Senato, Pietro Grasso: “Le mafie cambiano pelle col mutare della società – ha affermato il presidente di Palazzo Madama – quindi anche il ruolo della donna al loro interno ha subito profonde modificazioni. Sono convinto che proprio dalle donne possano venire contributi decisivi per combattere il fenomeno malavitoso. Madri, sorelle, figlie, compagne o mogli sono naturalmente portate alla protezione dei loro cari – ha concluso Grasso – e vederli finire ammazzati o in galera potrebbe significare, specie utilizzando le leggi esistenti su collaboratori e testimoni di giustizia, dare avvio a una ribellione tutta al femminile”. Con l’occasione il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, ha consegnato al presidente Grasso l’appello dei giornalisti italiani che chiedono giustizia per Daphne Caruana Galizia. Uno degli ultimi casi che fa capire quanto sia scomoda la stampa “vera” per la malavita.