Dopo il Covid-19 è allarme suicidi. I 5S provano a mettere un argine. In due mesi oltre 30 persone si sono tolte la vita. Fenomeno da monitorare con servizi dedicati

di Carmine Gazzanni
Politica

Prima la pandemia da Covid-19. Ora i danni per la nostra psiche. Se da una parte assistiamo giorno dopo giorno a dati che migliorano su contagi e decessi, dall’altra si affaccia una seconda emergenza, non meno pericolosa della prima. Dopo quella sanitaria, un’altra di natura psichica. Come ricostruito dalla Fondazione Brf – Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze (che a riguardo ha aperto un Osservatorio) negli ultimi due mesi sono almeno 34 i suicidi e 23 i tentativi riconducibili all’emergenza coronavirus.

“Ognuno di questi drammatici episodi – spiega il professor Armando Piccinni, psichiatra e presidente della Fondazione Brf – ha presumibilmente avuto varie cause scatenanti, ma è altrettanto probabile che l’emergenza che stiamo vivendo abbia fatto da detonatore”. Il rischio, in altre parole, è che nelle prossime settimane assisteremo ad un ulteriore incremento di questi dati.

FRONTE UNITO. Ed è proprio per questa ragione che il deputato 5 Stelle Cristian Romaniello (nella foto) è pronto a rilanciare una proposta di legge già presentata e che, mai come in questo periodo, potrebbe essere fondamentale. Chiaro il titolo del suo ddl: “Disposizioni per la prevenzione del suicidio e degli atti di autolesionismo”. Il ragionamento di Romaniello parte da alcuni dati a dir poco inquietanti: nella relazione illustrativa della proposta, infatti, si precisa che nell’ultimo anno a disposizione (2015) i suicidi sono stati 6,5 ogni 100.000 abitanti, 3.935.

“Parliamo – spiega a La Notizia – di una bomba atomica diffusa: ogni 10 anni scompare una città di 40mila abitanti”. Senza dimenticare quello che Romaniello definisce il “sommerso” di questo fenomeno. Pochi sanno, ad esempio, che non sempre un tentato suicidio risulta tale al Pronto soccorso: “Spesso può capitare che un soggetto voglia togliersi la vita in macchina, andando magari fuori strada. Quando però va in ospedale il codice identificativo che gli viene assegnato è quello dell’incidente stradale. Lo stesso per chi tenta il suicidio ingerendo farmaci: il codice identificativo è quello dell’intossicazione da farmaci”.

Lacune, dunque, che Romaniello colmerebbe proprio col suo disegno di legge che, oltre all’introduzione a riguardo di un “codice identificativo per registrare i tentativi di suicidio”, prevede tra le altre cose un numero verde ed un sito internet “dedicati all’emergenza relativa ai suicidi”, l’assunzione di personale qualificato e politiche formative nei vari settori nevralgici della società, dalle scuole fino alle forze dell’ordine (categorie, quest’ultime, molto esposte a tale drammatico fenomeno).

“La scienza – spiega Romaniello – ci dice che un suicida, nel periodo precedente al suo gesto, chiede sempre aiuto. Noi dobbiamo creare un servizio che possa rispondere a questa domanda, con personale specializzato e qualificato. Senza dimenticare – continua il pentastellato – che è dimostrato che anche nei suicidi si installa un effetto contagio: il rischio emulazione è sempre molto alto”.

Ed è per questo che si prevedono anche “interventi di postvention, cioè interventi di supporto, dopo un suicidio, della famiglia, degli amici e dei conoscenti della vittima nonché di ogni altro soggetto che sia venuto a conoscenza dell’evento”. Interventi fondamentali, dunque, specie in un periodo delicato come quello che stiamo vivendo. Il ddl è stato già cofirmato da un’ampia schiera di deputati non solo 5S ma anche del Pd, di Leu e di Italia Viva. Non si attende altro che la calendarizzazione.