Due anni per motivare la sentenza. Il verdetto sui 28 morti per amianto alla Pirelli è un caso. Il M5S chiede a Bonafede di inviare gli ispettori al Tribunale di Milano

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Sono serviti due anni, una segnalazione al presidente del tribunale di Milano e un’interrogazione parlamentare che si terrà oggi, per ottenere il deposito delle motivazioni della sentenza assolutoria a carico di 9 ex dirigenti della Pirelli accusati della morte di 28 operai. Un tempo estremamente lungo che non fermerà l’istanza, firmata da numerosi parlamentari con in prima fila la grillina Alessandra Riccardi, che verrà discussa dalla commissione giustizia del Senato. Non si tratta di una questione di poco conto perché, come si legge nel testo, il ritardo ha creato gravi problemi alle parti civili che, in assenza delle motivazioni della sentenza, quest’ultima emessa nel lontano 19 dicembre 2016, non hanno potuto fare ricorso in Appello. Una situazione resa ancor più grave dall’incombente prescrizione che per questo tipo di reato consiste in 15 anni a decorrere dal decesso della parte offesa.

Anzi, a dirla tutta per alcune posizioni il ricorso in secondo grado è già una chimera perché i tempi sono già stati superati. Ed è per questo che i senatori intendono chiedere conto al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede se fosse al corrente della vicenda e se ritenga di dover condurre un’indagine, inviando gli ispettori ministeriali, per appurare eventuali negligenze od omissioni da parte del giudice che ha seguito il caso. Non solo, se ne venissero rilevate, la richiesta formulata dai proponenti al guardasigilli è quella di valutare un eventuale azione disciplinare a carico del magistrato del tribunale di Milano.

Il procedimento fa riferimento ad un lungo e travagliato processo con cui la Procura aveva tentato di accertare le eventuali responsabilità da parte di 9 ex dirigenti della Pirelli, accusati di omicidio colposo, in relazione alla morte di 28 operai. Si tratta di personale che aveva lavorato, tra gli anni ’70 e ’80, nei due stabilimenti milanesi di viale Sarca e di via Ripamonti e che, tra il 2002 e il 2012, perdevano la vita a causa di un cancro ai polmoni. Malattie che, secondo il pubblico ministero del capoluogo lombardo Maurizio Ascione, sarebbero state causate dall’inalazione di particelle di amianto avvenuta per mancanza di protezioni, durante la produzione dei pneumatici. Fatti che arrivarono a processo, davanti al giudice Anna Maria Gatto, e questo si concluse con l’assoluzione con formula piena degli imputati. Ma delle motivazioni della sentenza, nonostante i 90 giorni previsti (termine più volte prorogato), non ci fu traccia per 2 anni a causa, sembra, del trasferimento del giudice in altra sede.

Così negli ultimi mesi il Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro, Medicina Democratica e l’Associazione italiana esposti amianto, avevano inviato una segnalazione ai vertici del Tribunale. Un’istanza che veniva fatta propria anche dalla senatrice Riccardi secondo cui: “non è mio compito valutare se esistano gli estremi per un’azione disciplinare. Mi limito a chiedere di far luce sui ritardi”. Del resto, spiega la pentastellata: “ci sono voluti due anni per il deposito delle motivazioni, un tempo sicuramente eccessivo” ma la verità è più vicina perché “credo siano già in corso le verifiche dell’Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia”. Una vicenda su cui, invece, non ha voluto esprimere alcuna dichiarazione la Pirelli che, da sempre, ha manifestato vicinanza alle vittime.