Basta con gli annunci avventati. Sono un regalo a chi specula

di Gaetano Pedullà

Quando il ministro delle Finanze, Giovanni Tria, dice che le tensioni degli ultimi giorni sullo spread del nostro debito pubblico sono ingiustificate, implicitamente ammette che il Paese è sotto un massiccio attacco speculativo. Sui mercati, insomma, si sta giocando al ribasso sul Btp, pur offrendo quest’ultimo un rendimento del 2,75%, a fronte dei titoli equivalenti tedeschi che danno un interesse negativo. Nulla di nuovo, per carità, per uno Stato che ha attraversato le tempeste monetarie ai tempi della liretta e poi visto persino deporre un Governo – l’ultimo Berlusconi – per decisione dei grandi investitori internazionali in tandem con le maggiori istituzioni europee e l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

La giustificazione, l’unica possibile, è che il leader della Lega, Matteo Salvini, pur di riempire di voti la faretra sovranista, ha gettato in pasto alla piazza il prossimo sforamento dei vincoli sul deficit pubblico. Una non notizia, visto che l’Italia ha già battagliato duramente con la Commissione Ue per ottenere più flessibilità nell’ambito della scorsa Manovra. Inoltre, Salvini non è certo il presidente del Consiglio o il ministro del Tesoro, e la maggioranza della maggioranza gialloverde è solidamente in mano ai 5 Stelle, forza che ha dimostrato determinazione al momento di chiedere per il nostro Paese quel che è del nostro Paese, ma anche responsabilità quando si è trattato di scongiurare un danno agli italiani con battaglie impossibili senza un accordo comunitario.

Se tutto questo non bastasse, anche i sassi sanno che gli atti che contano, soprattutto in economia, non sono quelli strillati nei comizi ma i documenti formali, tipo l’ultimo Def spedito ei controllori di Bruxelles, dove non c’è traccia di strappi unilaterali e anzi, a garanzia, è stato previsto persino l’aumento dell’Iva nel malaugurato caso in cui non si riesca a sterilizzare le micidiali clausole di salvaguardia sull’eccesso di spesa. Concetti che lo stesso premier ha precisato pure ieri, ammettendo con onestà che si farà di tutto per non aumentare l’Iva, ma questo non sarà facile e solo gli imprudenti vendono la pelle dell’orso prima di averlo acchiappato.

Non ci sono davvero motivi, dunque, per giustificare l’impennata dello spread, ma i segnali su chi guida le danze non mancano. Prendete l’evidente stranezza del più grande Fondo d’investimento al mondo, lo statunitense BlackRock, che in Italia ha miliardi di dollari ben investiti in ognidove, dalle grandi banche ai più forti gruppi pubblici, e però all’improvviso decide di non puntare una caccola – solo quattrocento milioni – per papparsi la Banca Carige. La giustificazione recapitataci dal Corriere della Sera (che peraltro proprio con BlackRock ha qualche contenzioso) è che gli investitori americani non si fidano più del sistema Italia. Una lettura che si smonta con la semplice considerazione del mancato disinvestimento da tutti gli asset dove invece il Fondo anche quest’anno incasserà favolosi dividendi.

Perciò non è l’Italia che fa paura, ma piuttosto il rafforzamento delle forze populiste e sovraniste nel prossimo Parlamento europeo. Si sta ricattando, insomma, la nostra sovranità nazionale, e a una tale ingerenza si può rispondere solo con intelligenza, spezzando le ali agli speculatori come ha cominciato a fare già martedì Di Maio, seguito ieri da Conte e Tria. Se l’Italia onora gli impegni – come d’altronde ha sempre fatto – chi scommette contro di noi anziché fare un affare ci rimette. Lo sforzo per disinnescare gli speculatori però non basta se un vicepremier offre ogni giorno ai mercati un nuovo spunto per puntare contro di noi. E questo, al di là degli slogan di chi dice di fregarsene dello spread e delle sue conseguenze, ha un costo per noi tutti, in termini di aumento degli interessi che si aggiungono al nostro già non indifferente debito pubblico.

Perciò il tema sacrosanto della flessibilità sui vincoli al debito e al deficit deve essere posto, ma per non farci male da soli va fatto nelle sedi e nei momenti opportuni, non proprio mentre grandi poteri finanziari stanno strumentalizzando questi argomenti buttati in campagna elettorale per fare un sacco di soldi a spese nostre. Un giochino che dovrebbe essere impossibile se le autorità alle quali abbiamo delegato la nostra sovranità monetaria e in parte economica facessero il loro mestiere, alzando uno scudo a difesa delle libere scelte popolari. Dall’Europa – ai cui vertici c’è chi può solo godere di ogni ostacolo sulla strada di Di Maio e Salvini – alla Banca centrale, invece tutto tace, perché l’interpretazione che viene data del loro ruolo è di non immischiarsi nelle faccende domestiche dei singoli Stati, pur vedendo tutti che l’andamento del nostro spread non è un problema domestico ma di democrazia e di dignità dell’Europa intera.

 

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