Caro Euro, il prezzo non è giusto

di Gaetano Pedullà

Non ha torto Mario Draghi quando dice che l’Euro tiene unita l’Europa in tempi di chiusure nazionali. Il punto è se questo stare insieme non stia diventando una prigione. E la moneta una catena. L’Euro, che il numero uno della Bce giura essere una scelta irreversibile, non ha garantito allo stesso modo tutti i Paesi che vi aderiscono. L’Italia ha pagato un prezzo altissimo, a partire dal concambio criminale. Le regole collegate, come i vincoli al credito delle varie Basilea, su misura per la grande industria del Nord Europa, hanno ammazzato il nostro modello tipico d’impresa, fatto di piccole aziende sottocapitalizzate. Per Draghi non esiste l’idea di un Euro forte a trazione tedesca e di un Euro sfigato per i Paesi mediterranei, ma l’effetto delle politiche del rigore imposte da Berlino, combinato con un allentamento monetario arrivato troppo tardi, hanno consolidato questa Europa a due velocità. Così oggi il Continente povero scappa e quello ricco non vuole i vicini con le pezze al sedere. Chi ha creato le chiusura nazionali si faccia allora una domanda sul perché siamo a questo punto. E ometta pure la risposta se non vuole insultarsi da solo.

 

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