Che silenzio sul Paese che riparte. L’Istat segnala una nuova crescita della produzione industriale a febbraio ma non ce lo dicono

di Gaetano Pedullà

Ci sono notizie che su certi giornali non ce la fanno proprio a resistere, e nelle edizioni online crollano quasi subito in coda ad altre cento, mentre sui quotidiani di carta si parcheggiano in poche righe in fondo alle pagine interne, quando non sono stravolte per essere spiegate esattamente al contrario. Così ieri c’è stato poco da stupirsi nel vedere il dato nazionale sulla produzione industriale letteralmente sparire dai siti delle maggiori testate, superato dalla foto del buco nero, i regolamenti di conti nel Pd dopo l’assoluzione dell’ex sindaco Marino e ovviamente il solito pianto delle grandi imprese sull’economia nazionale e le critiche al Def, cioè le previsioni finanziarie del Governo appena spedite ai controllori di Bruxelles.

Certo, fosse stato negativo, questo dato sarebbe rimasto in cima, abbondantemente commentato dai competenti del Pd, di Forza Italia e dei loro giornalisti di complemento, ma purtroppo per loro l’Istat segnala una nuova crescita della produzione industriale a febbraio, centrando la seconda variazione congiunturale positiva (+0,8%) dopo quattro mesi di cali. Insomma, la coda delle politiche economiche del precedente Governo ci ha lasciato in mutande, mentre già con i primi effetti del decreto dignità varato a luglio scorso si è invertita la rotta. Una lettura, questa, confermata anche dalla proiezione dell’Istituto nazionale di statistica su base annua, dove si registra una prima dinamica espansiva, con un aumento dello 0,9% rispetto a febbraio 2018.

Tale risultato deriva principalmente dal buon andamento dei beni di consumo (+4,7% su base annua, +3,2% sul mese) e, in misura inferiore, dai beni strumentali (+1,5% su anno, +1,1% sul mese). Diminuisce invece in modo marcato l’energia (-4,1%) mentre più moderata è la diminuzione dei beni intermedi (-1,1%).  Ora è chiaro che queste crescite, inserite in un contesto economico da tempo negativo, non bastano ad escludere una terza contrazione congiunturale consecutiva nel primo trimestre 2019, facendoci transitare dalla recessione tecnica a quella conclamata, ma adesso è più probabile che questo non accada, e ciò cambierebbe lo scenario macro che più interessa ai grandi investitori, sottraendo l’Italia dall’imbarazzante posizione di recessione a quella più comoda di semplice stagnazione.

Ce ne sarebbe, dunque, da gioirne tutti, se non fosse che il nostro Paese preferisce sabotarsi da solo pur di non fare gioco di squadra. Così si continua a sparare contro ogni manovra del Governo, comprese quelle che non hanno ancora cominciato a distendere gli effetti, come il Reddito di cittadinanza e Quota cento. Retorica dello sfascio a parte, il quadro che abbiamo realmente di fronte resta complicatissimo, ma decisamente meno degradante di come ce lo raccontano. Sempre sui grandi giornali non c’è quasi traccia del boom registrato dalla nostra Borsa non su una settimana o su un mese, ma sull’intero primo trimestre di quest’anno. Una crescita che non ha pari negli ultimi nove anni, e che se è vero non fa ancora recuperare tutte le perdite precedenti – quelle cioè cominciate quando a Palazzo Chigi c’erano gli Esecutivi con cui saltavano le banche – testimonia una fiducia dei grandi investitori internazionali sul nostro Paese e che piaccia o no anche su chi lo guida.

Lo spread sul nostro debito resta però alto, e questo è l’argomento principe utilizzato dai detrattori delle politiche dei gialloverdi, persino a costo del ridicolo visto che ai tempi di Berlusconi cacciato da Palazzo Chigi proprio per lo spread alle stelle, questo parametro adesso diventato sacro era una truffa e la prova provata del dominio antidemocratico dei mercati sulla sovranità popolare. La giustificazione penosa che viene data è quella di definire lo spread di allora indotto dalle banche tedesche, mentre il differenziale tra i nostri titoli del debito pubblico e gli equivalenti di Berlino intorno ai 250 punti è attribuito a misteriosi motivi esogeni, come se i Btp si vendessero da soli. La verità, come è semplicemente logico, sta in un evidente e gravissimo errore della Banca centrale europea, che ha interrotto troppo presto il quantitative easing, cioè l’immissione di liquidità monetaria sui mercati finanziari.

Al contrario degli Usa, dove questa stessa manovra è durata anni dopo la crisi scatenata dalla Lehman Brothers, in Europa i tedeschi ne hanno imposto una chiusura accelerata, tradendo lo stesso pilastro della Bce, cioè la stabilità monetaria e il conseguente livello del 2% per l’inflazione. Un livello abbondantemente mancato (se va bene l’Eurozona raggiungerà l’1,2%), e pertanto resta grottesco che a noi ci si faccia la lezione imponendo politiche virtuose e di austerità, mentre dalla Commissione di Bruxelles all’Eurotower di Francoforte non ne imbroccano una, e ci lasciano un’Europa ovunque in frenata.

 

Gli ultimi editoriali di Gaetano Pedullà

Consulta l'archivio completo

Il voto ai giovani o a nessuno

Ieri a La Notizia abbiamo fatto un forum con i ragazzi che il ministro per le politiche giovanili, Vincenzo Spadafora, si porta negli appuntamenti istituzionali, per sentire cosa ne pensano i diretti interessati quando si prendono decisioni che li coinvolgono. Un approccio logico, verrebbe da dire, se non fosse che in Italia a 30 anni…

Continua

In Turchia Trump umilia l’Ue. L’ex tycoon gioca a fare il gatto e il topo col pianeta

L’accordo tra Stati Uniti e Turchia per il cessate il fuoco in Siria è un’ottima notizia per i curdi finiti sotto le bombe di Erdogan ma una certificazione di impotenza totale per l’Europa. Nonostante Bruxelles riempia Ankara di miliardi per fare da tappo ai migranti sulla rotta balcanica, è stata Washington a far aprire e…

Continua

A chi serve denigrare la Capitale

L’importanza di chiamarsi Raggi. Un autobus va a sbattere su un albero a Roma facendo alcuni feriti e tutti i giornali online sparano sulla home page la notizia, manco fosse l’apocalisse. Nelle stesse ore un altro bus, questa volta a Milano, manda in coma una madre e all’ospedale in gravi condizioni i suoi due bambini,…

Continua

Nella partita che vale ci sarà Conte

Per chi ama profondamente il calcio anche le partite minori hanno il loro fascino. Talvolta ci puoi trovare qualche vecchia gloria, anche se raramente ci si diverte a guardare, perché gli schemi di gioco si conoscono a memoria e la posta in palio non è certo il campionato. In politica non è molto diverso, e…

Continua

Raccontare i Cinque Stelle è cianuro

Diario dal pianeta Futuro e dal satellite Veleno. L’ultimo weekend ho respirato una boccata d’aria fresca a Napoli, immergendomi in una razza extraterrestre sconosciuta a molti degli scienziati che popolano i nostri giornali. Cittadini semplici, concreti, distantissimi dalle congiure del potere, riuniti per festeggiare dieci anni della stratosferica avventura del M5S. I discorsi, gli sguardi,…

Continua

Uniamoci per fermare Erdogan. Ce lo impone il senso di umanità

Quando il mondo prende le strade peggiori, dovremmo sempre tenere a mente che nulla è più forte della volontà di ogni singolo uomo. E per questo tutti noi, anche di fronte a eventi apparentemente lontani, possiamo fare molto, e comunque molto più che semplicemente vergognarci per la guerra aperta da Erdogan contro i curdi al…

Continua

Una testa che salta per lesa onestà. La bocciatura della Goulard è più di un incidente di percorso

Verrebbe da dire che anche i ricchi piangono, ma la bocciatura di Sylvie Goulard per il ruolo di commissario Ue all’industria è più di un incidente di percorso. Per quanto Parigi sia democratica, tagliare la testa all’ex ministro indicato da Macron ha il sapore della lesa maestà. Quell’asse franco-tedesco che domina l’Europa non riesce più…

Continua

E’ colpa nostra se in Europa c’è tanta intolleranza

L’Europa che un secolo fa gettava le basi dei regimi fascista e nazista non può fare un’altra volta lo stesso errore. Quei fenomeni montarono nell’indifferenza delle forze democratiche, gonfiandosi del malcontento per la crisi lasciata dalla Grande guerra, e presentando come eroiche le azioni violente di assassini e squadristi. Esattamente quello che avviene in queste…

Continua

L’ergastolo se lo beccano gli onesti

Se a Berlino c’è rimasto un giudice, a Strasburgo non è poi così sicuro. Con un’altra delle sue decisioni lunari la Corte europea dei diritti di alcuni umani (e di tutti gli altri no) ha respinto il ricorso dell’Italia – Paese notoriamente forcaiolo – contro l’illegittimità del carcere a vita senza sconti e permessi. Il…

Continua

Un giorno di lutto per la casta

Comunque lo si giudichi, il taglio del numero dei parlamentari è un traguardo storico. Chi lo contesta usa da mesi gli stessi argomenti: è una mossa populista, priva di risparmi significativi per le casse dello Stato, persino controproducente perché rischia di lasciare alcuni territori senza rappresentanza. Per chi invece l’ha fortemente voluto – e qui…

Continua