E’ ora di chiudere la stagione delle concessioni autostradali allegre

di Gaetano Pedullà
ponte morandi

Nuovo scontro in autostrada. La Corte dei conti mette nero su bianco quello che è sotto gli occhi di tutti e che questo giornale scrive da anni. Il sistema delle concessioni autostradali è enormemente sbilanciato in favore dei privati e a svantaggio dello Stato. Funziona così da sempre, da quando all’inizio degli anni ’90 i partiti misero questa gallina dalle uova d’oro sul mercato, facendo la fortuna dei Benetton e pochi altri che riuscirono a entrare nel business.

I margini netti garantiti, il costo delle manutenzioni riversato sulle tariffe dei pedaggi e le opere affidate per quasi la metà a società infragruppo degli stessi concessionari (e quindi col massimo dei costi da recuperare sul ticket del casello) hanno gravato e gravano sui prezzi delle merci che nel nostro Paese sono ancora largamente trasportate su gomma. Se a questo si aggiunge che per alzare i dividendi si è risparmiato sulle opere, a tal punto da veder crollare il ponte Morandi di Genova, un’impresa che si definisca responsabile chiederebbe scusa e toglierebbe il disturbo, anche per non farsi aggredire da richieste di rimborso miliardarie, e comunque mai abbastanza adeguate al valore della vita delle vittime e all’immagine dell’Italia distrutta nel mondo.

Invece, dopo aver tentato di barattare il perdono con l’intervento in Alitalia, il Gruppo controllato da Ponzano Veneto ieri ha alzato il tiro, pretendendo 23 miliardi di presunti danni in caso della revoca della concessione. Si va, insomma, verso un epilogo di carte bollate tanto scontato quanto sbagliato. Lo Stato ha dimostrato in ogni occasione di non saper fare l’imprenditore, e se rimettesse le autostrade in mano all’Anas avremo nuovi scandali, clientele e cattiva gestione. Meglio perciò chiudere la stagione delle concessioni allegre e rifare le gare con condizioni questa volta eque tra pubblico e privati.

Se Benetton si prenderà finalmente la responsabilità del disastro avvenuto potrà rimettersi in gioco, ed è possibile che con il know how di cui dispone rivinca e continui a fare un utile questa volta proporzionato, insieme a un lavoro migliore. Diversamente i miliardi che chiede nei prossimi cent’anni li vedrà solo in fondo al tunnel.

 

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