In Turchia Trump umilia l’Ue. L’ex tycoon gioca a fare il gatto e il topo col pianeta

di Gaetano Pedullà

L’accordo tra Stati Uniti e Turchia per il cessate il fuoco in Siria è un’ottima notizia per i curdi finiti sotto le bombe di Erdogan ma una certificazione di impotenza totale per l’Europa. Nonostante Bruxelles riempia Ankara di miliardi per fare da tappo ai migranti sulla rotta balcanica, è stata Washington a far aprire e chiudere a suo piacimento una crisi che può riportarci il terrorismo in casa. Prima ritirando le sue truppe, così da lasciare campo libero a quelle turche, e poi con la tregua annunciata dal vice presidente Mike Pence, l’amministrazione Trump ha riaffermato quello che tutti sappiamo: alla Casa Bianca c’è un signore che si sente padrone del mondo.

Come fa e disfa sui dazi, con i migranti messicani, nei rapporti diplomatici, persino nel far finta di non sentire i saggi consigli di un ospite di riguardo come Sergio Mattarella, l’ex tycoon gioca a fare il gatto e il topo col pianeta. Se la Cina prova a resistere, l’Europa invece è inesistente, limitata a fare ritorsioni per le sanzioni sull’Airbus, mentre l’America ci porta la guerra dietro l’angolo, innescando un focolaio bellico dal quale può ripartire il terrorismo dell’Isis nelle nostre città.

In una comunità che ha saputo unire solo la moneta, imponendoci sacrifici sui bilanci pubblici, e non sa parlare con una sola voce su niente, né sui nostri interessi economici, né sulle politiche per la crescita, meno che meno sulle minacce militari e neppure su inezie al pari dello stop alla vendita delle armi alla Turchia, Trump può fare quello che gli pare. E che ci meritiamo.

 

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