La guerra fredda di Vladimir

di Gaetano Pedullà

Putin prova a uscire dall’isolamento internazionale in cui si è cacciato offrendo all’Italia giusto un rimpianto. Le sanzioni economiche decise da mezzo mondo per bloccare l’aggressione all’Ucraina costano solo alle nostre aziende un miliardo di euro. Ce n’eravamo accorti purtroppo, ma l’embargo non è frutto di uno strano capriccio bensì dell’atteggiamento di Mosca – costato centinaia di vite – nei confronti di uno Stato sovrano. Un orrore di fronte al quale per una volta gran parte della comunità internazionale ha reagito nel modo più giusto. Se Putin vuole davvero evitare nuove sanzioni la smetta con l’armare i ribelli filorussi che minacciano Kiev. Il resto è propaganda e il tentativo insieme di sondare nuove sponde di un’Europa che fa fatica a dialogare con chi usa le bombe. La Russia è una risorsa infinita, con la quale facciamo bene a confrontarci. Ma un leader che ha l’obiettivo di rifondare l’impero sovietico o – come dice lui stesso – mettere il suo Paese allo stesso livello degli Usa, è una minaccia alla pace. Che vale molto più del miliardo che le nostre aziende sono costrette a perdere per la guerra fredda del nostalgico Vladimir.

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