La pazienza di Mattarella ha un limite

di Gaetano Pedullà

Dove andasse a parare il Presidente Mattarella si era intuito ieri pomeriggio ascoltando Salvini al termine del suo turno di consultazioni. I Cinque Stelle e il Pd hanno seriamente la possibilità di fare un Governo, e al netto di chi gioca ad avvelenare i pozzi, per riuscirci hanno bisogno essenzialmente di tempo. Il leader della Lega, che aveva escluso questo epilogo, commettendo un imperdonabile errore politico, è tornato perciò a offrirsi ai vecchi alleati, con una disponibilità a cancellare il passato, e persino un esplicito riconoscimento al buon lavoro svolto da Di Maio, al limite del grottesco. Il Capo dello Sato ha dato quindi all’incirca una settimana per consentire a MoVimento e Dem di confrontarsi, e capire se nei cinque punti programmatici del Nazareno, poi diventati tre, e nei dieci dei pentastellati sono più le cose che uniscono rispetto a quelle che dividono. Sia chiaro, il percorso verso un nuovo Esecutivo resta in salita.

Difficile così come la prospettiva di nuove elezioni, ma perlomeno c’è una possibilità di non gettare a mare tutte le riforme realizzate nell’ultimo anno, per non parlare del Paese lasciato senza timone in prossimità della Manovra economica e mentre nelle nuove istituzioni europee si assegnano gli incarichi che contano. Certo, nei punti elencati da Di Maio c’è al primo posto la riduzione dei parlamentari, che il Pd non vuole, e questo viene letto da alcuni commentatori come il segno di non voler chiudere l’accordo. Ma che i programmi di M5S e Dem siano diversi è nella logica delle cose, se no sarebbero della stessa pasta. Inoltre, è proprio al momento della nascita di un Governo che si strappano i risultati maggiori, e dunque sarà inevitabile che per partire la maggioranza giallorossa dovrà far digerire qualche boccone amaro ai gialli e altrettanto ai rossi. Avranno queste due forze politiche lo stomaco tanto forte da ingoiare questi rospi? Certo non è una bella prospettiva, ma diventare i rospi che Salvini aspetta di mangiarsi alle urne è decisamente peggio.

 

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