La ricetta liberale di Salvini

di Gaetano Pedullà

Incassata la fiducia anche alla Camera, ora il Governo Conte non ha altro da fare che cominciare a lavorare. Archiviamo dunque la campagna elettorale, e pazienza se ancora chi non ci vuole stare. Certo, il contratto di M5S e Lega ha qualche punto debole, ma su molte cose le idee sono chiare e su queste gli elettori si attendono velocità e concretezza. In cima a tutte le aspettative c’è una vera ripresa economica, con la conseguente crescita delle opportunità di lavoro. Salvini su questo ha una ricetta turbo liberale, che passa da una riduzione delle tasse anche per i ricchi, sulla scia delle strategie che fecero uscire l’America da una delle più grandi recessioni della sua storia, sotto il presidente Reagan. Lasciare più soldi in tasca a chi già ne ha perché muove imprese, assume e crea benessere è la migliore garanzia di allungare la leva con cui operano questi signori, in genere professionisti e imprenditori. Per la Sinistra un tale discorso è inaccettabile, perché prima di tutto bisogna pensare alla povertà, ai servizi pubblici, allo stipendificio dello Stato. Ma regalati mille euro al povero, il mese dopo il disgraziato ha bisogno di ricevere altro denaro, se no tornerà disperato come prima. Invece, l’imprenditore che avrà più soldi da investire nella sua attività, mese per mese darà uno stipendio ai nuovi dipendenti, creando ricchezza e non nuova povertà. Una strategia che ancora ieri ha attirato un polverone su Salvini, ma sulla quale non è più tempo di discutere, bensì di realizzarla e farla fruttare.

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