La Sardegna apre gli occhi ai Cinque Stelle. Per la stampa Palazzo Chigi è traballante ma non è vero affatto

di Gaetano Pedullà

Notizie dal Medioevo: alle 19 di ieri, cioè 12 ore dopo l’apertura delle urne, non sapevamo ancora il dato finale sulle elezioni in Sardegna. Ecco, basterebbe questo per fotografare il Paese che siamo, tanto affezionato alla matita copiativa quanto allergico al progresso. Perciò non possiamo stupirci se una forza politica con progetti dirompenti e l’esperienza di soli nove mesi di governo paghi un prezzo per tutto questo.

Dal braccio di ferro con l’Europa per ottenere un po’ di risorse in più nella Manovra, alle riforme del Reddito di cittadinanza e Quota cento, sino al taglio dei costi della politica, Cinque Stelle e Lega si sono guadagnati le affettuosità del vecchio sistema, dalla stampa al mondo delle grandi imprese. Ne è venuto fuori per mesi un racconto distorto dell’intera attività del Governo, al quale va detto che hanno contribuito alcuni parlamentari 5S in disaccordo con la linea del Movimento, qualche polemica di troppo tra i leader gialloverdi e più di un passaggio non chiarito a sufficienza nel contratto che sostiene il premier Conte.

Il risultato è un bilancio elettorale non soddisfacente anche in Sardegna, dove non è affatto vero che si è scavata la tomba per i Cinque Stelle e men che meno per l’Esecutivo. Il sistema elettorale delle amministrative penalizza chi corre da solo contro le coalizioni, e in questo senso il voto alla Lega è stato sentito da molti come un voto utile, tant’è vero che Salvini può festeggiare la sesta vittoria di fila su sei giunte strappate alla Sinistra.

Ovviamente questo risultato arriva grazie alla finzione di un Centrodestra unito quando unito non è, tanto in Parlamento quanto sui territori. Prova ne è non solo l’incapacità di nominare gli assessori in Abruzzo, ma anche le fibrillazioni nella squadra di Musumeci in Sicilia, dopo poco più di un anno già traballante. Il sistema elettorale delle Regioni non è quindi un modello riproducibile a livello nazionale, così come è illogico paragonare i risultati di elezioni politiche con quelle amministrative. Detto questo, Salvini senza i 5S non può governare e la Sinistra è distante anni luce. Un buon governo passa perciò dalla prosecuzione del contratto, ma anche da nuove regole e un chiarimento nei pentastellati.

 

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