L’austerità che l’Europa non molla

di Gaetano Pedullà

Due visioni del mondo contrapposte. C’è la crisi e gli Stati Uniti detassano (la pressione fiscale è al 33%), stampano da cinque moneta (80 miliardi di dollari al mese), incentivano i presti alle famiglie (e dunque i consumi). C’è la crisi anche in Europa e qui invece la pressione fiscale supera dovunque il 40% con punte insostenibili in Paesi come l’Italia; l’immissione di liquidità finanziaria (60 miliardi di euro al mese) è partita appena un mese fa (quando ormai erano stati bruciati milioni di posti di lavoro) e il credito resta difficile nonostante qualche recente aumento dei mutui. Risultato: negli Usa la disoccupazione è inferiore al 7% mentre in Europa hanno fregato più di una generazione, con 43 giovani italiani su cento senza nessuna speranza di trovare un lavoro. Un incubo pressoché identico in Spagna, Portogallo e Francia, ma persino peggiore in Grecia. Mentre Renzi ieri da Obama riconosceva che una politica economica espansiva è l’unica ricetta per ripartire, qui in Europa il rigore sul minuscolo debito greco faceva di nuovo vacillare i mercati. Un’austerità che le mini concessioni di Berlino e Bruxelles non permettono di scrollarci di dosso.

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