Le Regioni che turbano la Merkel

di Gaetano Pedullà

Chissà che paura s’è presa la Merkel quando ieri le hanno portato la letterina vergata da un certo numero di presidenti di Regione, sindaci e liberi sottoscrittori, tipo Calenda. Un papello pubblicato dal Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei maggiori quotidiani tedeschi, nel quale si leggevano due messaggi. Il primo era un rimprovero per la carenza di memoria (e di lungimiranza) di chi non vuole condividere attraverso i Covid-bond il nuovo debito necessario per affrontare gli effetti economici della pandemia.

Perciò si è ricordato che quando la Germania uscì distrutta dalla seconda guerra mondiale, gli stessi Stati che aveva devastato le abbuonarono i danni, permettendole di diventare velocemente la grande potenza industriale che è. Il secondo messaggio stava nell’assenza di pericolosi populisti e sovranisti tra le firme in calce alla lettera. Tradotto: guardi signora cancelliera che in Italia anche i partiti politici più europeisti non ne possono più delle angherie di Berlino.

Adesso pensate all’effetto che farebbe su Giuseppe Conte una lettera dei presidenti dei lander tedeschi, qui da noi perfetti sconosciuti, scavalcando un premier che sta duellando in Consiglio d’Europa. Purtroppo, nel loro delirio autonomista, i governatori e anche qualche sindaco hanno perso il senso di cosa vuol dire far parte di una stessa nazione, dove la politica estera è responsabilità del Governo e non di enti locali che ormai mettono bocca su tutto. Come se non bastasse lo scempio fatto proprio da questi nella sanità. E di cui tutti stiamo vedendo ora gli effetti.

 

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