Le riforme nascoste dai teatrini. Sulla giustizia se il Governo manterrà fede all’impegno entro quest’anno avremo una legge

di Gaetano Pedullà

È incredibile quanto sia minimo il dibattito a fronte di grandissime riforme. In Germania affrontano la trasformazione industriale dalle energie fossili a quelle rinnovabili con un piano da cento miliardi di euro pagato con nuove tasse dai cittadini. In un Paese con una solida tradizione ambientalista è naturale contribuire per un obiettivo che tutti sentono fondamentale. Qui invece sui giornali e in tv si duella sulla tassa per le merendine.

D’accordo, la stampa è libera di occuparsi di quello che crede, ma la politica banalizzata in teatrino alimenta l’indignazione e fa sparire le vere rivoluzioni, come quella sulla Giustizia in arrivo dopo decenni. L’argomento può sembrare da addetti ai lavori, ma non c’è legge di cui l’Italia ha più bisogno. La lunghezza dei processi, che il Governo si è impegnato ridurre drasticamente in relazione alla limitazione della prescrizione, non sarà più l’ostacolo per cui molti investitori esteri ci evitano come la peste, i rapporti tra privati sono incerti e per avere riconosciuto un diritto tanti si fanno giustizia da se.

La strada decisa ieri da Conte, Bonafede e Orlando porta a una legge entro quest’anno, e se il Governo manterrà fede all’impegno avremo finalmente ripristinato quelle regole che oggi sono solo teoriche, visto che spesso le sentenze arrivano quando è ormai troppo tardi. Così si archivia definitivamente quella prescrizione diventata stabilmente l’ancora di salvezza per migliaia di delinquenti, e probabilmente anche uno dei motivi non detti per cui la Lega ha voluto staccare la spina al Governo precedente.

 

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