Rottamazione, la stagione è stata breve

di Gaetano Pedullà

C’era una volta la rottamazione. Via i vecchi arnesi della politica e dentro volti nuovi, scelti per il merito e non compromessi. Lo slogan piaceva e il possessore del copyright Matteo Renzi portava due milioni di italiani alle primarie del Pd. È passato un anno e di quelle parole resta solo polvere. Cacciati i D’Alema e Veltroni, al Governo sono tornate le cattive abitudini di sempre. E non è un caso che i voti comincino a mancare nelle urne. Ieri l’ultima conferma di questa giravolta, con la nomina dei vertici di alcune aziende pubbliche. Alla Consip – la Centrale acquisti del Tesoro – è arrivato il “renzianissimo” Luigi Marroni. Nel suo curriculum spicca la guida della Asl di Firenze. Ma è in Invimit – valorizzazioni immobiliari dello Stato – che Palazzo Chigi si supera. Alla presidenza va un ex presidente di Provincia (alfaniano) lasciato senza poltrona. E Ad resta quella Elisabetta Spitz (ex moglie di Follini) che ha bruciato tutto il capitale della società. L’aria che tira d’altronde l’avevamo già vista con la nomina di un eurodeputato trombato, Alfredo Antoniozzi, nel Cda dell’Enel. Incredibile quanto rottamazione faccia rima con conservazione.

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