Stavolta Beppe non fa ridere

di Gaetano Pedullà

Beppe Grillo deve essersi ricordato il mestiere che faceva prima di scoprirsi statista ed è tornato a fare il comico. La gag sulla legge elettorale però non gli è riuscita benissimo. Certo, dall’accordo con Renzi e Berlusconi stava venendo fuori una tale schifezza che l’improvvisa marcia indietro ha fatto tirare un sospiro di sollievo alla base Cinque Stelle. Ma il via libera rimangiato alla velocità della luce non lo fa brillare per affidabilità e coerenza. L’obiettivo dell’intesa era chiaro: stanare le vere intenzioni di chi giura di voler andare a votare e far diventare pazzi i cespugli a destra, a sinistra e al centro, costretti a partire dal Parlamento senza biglietto di ritorno. Il nuovo appello alla rete sembra perciò più un alibi per sfilarsi che il giusto tributo a quella democrazia diretta che il Movimento sostiene da sempre. Col risultato di far tornare ogni scenario in alto mare, illustrando al mondo che qui la politica naviga a vista. Non proprio quello che si aspettano gli osservatori e i mercati. Dove guarda caso l’Ocse anche ieri ci ha detto che la nostra economia sarà quella che crescerà meno in Europa.

  • Saverio Schinzari

    Commento molto superficiale, ove i franchi tiratori sono ben altri, sono tra i PD e Forza Italia. Grillo e compagni aspettavano ” democraticamente ” il dibattito parlamentare per far passare alcuni emendamenti su temi per i quali sin dall’inizio si erano detti contrari. Era risaputo che volevano il voto disgiunto, e le preferenze. Poi lo scivolone di Renzi e compagni sull’emendamento Biancofiore e Fraccaro sulla modifica della legge elettorale nel Trentino Alto Adige. Questa volta lo sgambetto non è riuscito al PD e se la legge elettorale muore qui è colpa tutta di Renzi che questa volta è rimasto con il cerino acceso tra le mani. Altro che Cinque Stelle inaffidabili. I veri comici sono usciti allo scoperto !

 

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