Stipendi ko. Il migliore show della Rai

di Gaetano Pedullà

La Rai si suicida. O forse no e quello che adesso sembra un cappio può diventare la fortuna della tv pubblica. La decisione del Consiglio di amministrazione di fissare un tetto di 240mila euro anche per gli artisti libererà il recinto dove oggi ingrassano presentatori, starlettine e personaggi strapagati con il nostro canone. Chi è talmente amato dal pubblico da trovare posto a suon di bigliettoni nella tv commerciale e sul satellite toglierà il disturbo. Gli altri abbasseranno le penne o spariranno dal video. Così alle reti pubbliche non resterà che cercare nuovi talenti, facendo un po’ di pulizia di troppi personaggi ormai incrostati allo schermo, dei loro agenti sanguisuga e soprattutto dei format che si portano appresso. Una tv vecchia rivolta ormai prevalentemente a un pubblico vecchio, o di telemorenti, come li chiama Dagospia. Ma chi è morto davvero è la sperimentazione, la ricerca di facce che raccontino storie nuove e che interpretino la tv di Stato in modo diverso da quella commerciale. Un’omologazione che ha appiattito l’offerta televisiva, rinunciando a trattenere i giovani in fuga verso la rete. E facendo di questa tv la brutta (e costosa) copia di Mediaset e Sky.

 

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Ci fossero in Italia sindacati veri, capaci di stare dalla parte dei lavoratori ma anche dei cittadini, sarebbero questi i più incazzati per il Paese preso oggi in ostaggio. Quattro siglette di cui nessuno sa niente hanno deciso tutto insieme il blocco di treni, aerei, autobus e metropolitane. Ovviamente la gran parte dei lavoratori non…

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Stipendi Rai, deroga disgustosa

A fare il direttore generale della Rai così come ha iniziato Mario Orfeo sono bravi tutti. La tv pubblica esempio del cambiamento renziano del Paese sta diventando invece l’emblema della rottamazione fallita. E ora c’è pure la prova che il manager arrivato dalla Leopolda, Antonio Campo Dall’Orto, non è stato silurato per la storia degli…

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Stavolta Beppe non fa ridere

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Una riforma elettorale repellente

Dire una cosa giusta per farne una sbagliata. Su cosa pensano gli italiani della legge elettorale Beppe Grillo ci ha preso in pieno: nessuno l’ha capita e a nessuno frega di capirne. Il distacco dalla politica è siderale e per riallacciare il filo con gli elettori si poteva solo restituirgli il diritto esclusivo di scegliere…

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Dalla Direzione Antimafia a uno dei magistrati simbolo della lotta alle mafie, il procuratore Gratteri, sino a molti politici e alla sollevazione sui social network, è tutto un coro di No alla possibilità che il capo dei capi di cosa nostra, Totò Riina, sia scarcerato per andare a morire in casa sua. A 86 anni…

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Se mai servisse un buon motivo per decidere cosa è meglio tra andare presto al voto o continuare a galleggiare appesi al governo Gentiloni, si può fare un salto a Madrid e guardarsi attorno. Anche la Spagna, come noi, ha sofferto per la crisi finanziaria contagiata all’Europa dagli americani dopo il crollo della Lehman Brothers.…

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