Su Bibbiano basta passerelle, slogan e magliette. L’unica strada è riavviare l’iter della Commissione parlamentare d’inchiesta

di Gaetano Pedullà
LUCIA BORGONZONI

Il sindaco di Bibbiano, città di cui tanti straparlano senza neppure sapere dove sta, secondo il pm che indaga sui bambini sottratti ai genitori per essere dati in affidamento, non sarebbe solo responsabile del reato veniale dell’abuso di ufficio, per aver concesso i locali del Comune a chi decideva la sorte dei piccoli. Il pm sospetta che questo signore, Andrea Carletti, fosse anche consapevole di un presunto mercimonio.

Tutto questo è oggetto di un procedimento giudiziario che sconsiglia di avventurarsi in facili verdetti, perché tanto è infamante l’abuso ipotizzato quanto controverso lo svolgimento dei fatti, con le persone coinvolte che negano ogni addebito. Diventata anche tema di un violento scontro politico, perché il sindaco è del Pd (ma non sarebbe stato diverso se avesse avuto un’altra tessera di partito) Bibbiano continua così ad agitare la paura in chiunque abbia dei figli.

Un incubo per chi è padre e madre, anche se remoto, che non permette di trattare questo caso come un normale fatto di cronaca. Garantendo la necessaria presunzione d’innocenza e spiegando a chi fa strumentalizzazione politica che questo è il modo peggiore per accertare cos’è successo, la Procura reggiana andrebbe subito rafforzata per dare al caso una corsia preferenziale, mentre lo Stato dovrebbe riconoscere l’emergenza sociale che si sta creando, riavviando l’iter della commissione parlamentare interrotto dalla decisione della Lega di far cadere il Governo gialloverde. Se vogliamo parlare seriamente di Bibbiano questa è l’unica strada. Il resto è una passerella di slogan e magliette.

 

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