Sul binario c’è la politica industriale

di Gaetano Pedullà
Diciamo la verità: a ridurre l’Italia come vediamo non è stato un popolo di incapaci e lavativi. Tiriamo la cinghia a causa dell’antica incapacità di produrre uno straccio di politica industriale. Il Paese è cresciuto spontaneamente, con lo Stato che foraggiava un po’ a destra e un po’ a sinistra la grande industria, indipendentemente dal settore, mentre migliaia di piccole imprese si inventavano la vita, per di più bastonate da fisco e burocrazia. Ora sta muovendo i primi passi un Governo che si definisce del cambiamento, e solo per questo sarebbe grottesco se non sostituisse un sistema anche di potere venuto su negli ultimi anni sulla base di fortissimi rapporti politici. Un esempio eclatante in tal senso è quello dei manager delle Ferrovie, confermati dal governo Gentiloni a tempo scaduto. Un manager bravo resta bravo sia col diavolo che con l’acqua santa. Ma proprio nel caso delle Fs il mandato dell’azionista è stato del tutto mancato. Il gruppo doveva mettere sul mercato un pezzo dell’Alta velocità per ridurre il debito pubblico, ma non è riuscito neppure ad avvicinarsi alla quotazione. In alternativa ha spinto una fusione con l’Anas, creando un nuovo carrozzone pubblico ancora più difficile da gestire. Fallimenti che si potevano perdonare se i servizi fossero migliorati. Ma i treni regionali e dei pendolari sono un disastro, mentre sulla sicurezza restano grandi lacune, come dimostrato da diversi gravi incidenti. Cambiare capostazione era dunque il minimo sindacale. E chi adesso parla di “innamoramento” dei 5 Stelle per le poltrone mente sapendo di mentire.

Commenti

  1. honhil

    I governi napolitaniani sono stati devastanti e sul versante della democrazia e su quello dei conti pubblici. Non per niente la loro stella polare è stata l’arroganza ideologica e sistemica. E la carta d’identità di quel lungo e disastroso percorso politico, in modo plastico, è rappresentata dalla conferma di quei manager delle Ferrovie da parte di un governo che era stato abbondantemente bocciato dagli italiani, nelle urne. Dal Web. «”Roma, disastro ecologico nel Parco di Centocelle: liquami, carcasse d’auto e roghi nel polmone verde della Capitale”. Senza voler fare ironia, un’altra pagina ‘di democrazia e di libertà di diritti’, nel cui abbraccio stritolatore è finito il Parco di Centocelle. A questo punto, però, per capirci qualcosa, bisogna raccontare l’antefatto accaduto a Napoli dove c’è un ‘consigliere comunale immigrato che non sa l’italiano’. Ma nonostante ciò quel sindaco afferma che lì si è scritta «”Un’importante pagina di democrazia” che mette, appunto, “Ancora una volta Napoli in prima linea sui diritti e le libertà civili”». Mentre invece palesemente è tutto il contrario. Dato che la democrazia e la civiltà di cui si riempie la bocca Luigi de Magistris vengono clamorosamente smentiti dai fatti. Lasciando il posto alla solita demagogia. Poiché mai e poi mai può essere espressione di democrazia, e tanto meno un allineamento con i diritti e le libertà civili, l’esempio di un immigrato che entra in una qualsiasi assemblea cittadina italiana, senza sapere l’italiano. Poiché ciò è soltanto rappresentativo di quella Babele ideologica tanta amata e propagandata dall’’ex pm. Ed è risaputo che Babele e democrazia non son sinonimi ma contrari. Non per niente lo Stivale è disseminato di molte di queste isole infelici. Che celebrano alla loro maniera il multiculturalismo dilagante.

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