Sul fine vita pure il Pd è indecoroso

di Gaetano Pedullà

Figuriamoci se a un giornale come La Notizia non piaccia da morire il politicamente scorretto, ma quella di Matteo Salvini sul fine vita è una delle battute più infelici pronunciate da un leader di partito negli ultimi anni. Spiegandoci che preferisce occuparsi di vivi e non di morti, il segretario della Lega abdica per manifesta incompetenza da una grande battaglia di civiltà che è nel dna del pensiero liberale; quello stesso pensiero a cui si dovrebbe rifare il Centrodestra con il quale obtorto collo il Carroccio alla fine andrà in coalizione alle prossime elezioni. La sparata però porta a due considerazioni. La prima è perché Salvini, con sedicenti ambizioni niente di meno che da premier, faccia di tutto per apparire un politico tanto rozzo. Un po’ il motivo è che una certa ruvidezza piace ai suoi elettori, ma l’etichetta di impresentabile ci si mette poco ad attaccarsela addosso e poi non basta una vita per scucirla. L’altra considerazione riguarda la povertà di argomenti di un partito che dopo gli inutili referendum in Lombardia e Veneto ha poco altro da fare oltre alla guerra agli immigrati. L’emblema di quanto sia nociva certa politica, che pur di non fare un piccolo favore all’avversario preferisce fare un grande torto a tutti i cittadini, frenando persino su un diritto sacrosanto come quello a una morte dignitosa. Diritto sul quale il Pd che ora si straccia le vesti per la brutalità di Salvini non ha fatto meglio del segretario leghista, cercando di approvare solo in zona Cesarini una norma che potevamo già avere da anni.

 

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