Tragedia all’hotel Rigopiano, le lacrime da sole non bastano

di Gaetano Pedullà

Sarà la magistratura che ha aperto un’inchiesta sull’hotel trappola di Rigopiano a stabilire se la colpa di questo disastro è il terremoto o ci sono altre responsabilità, comprese quelle dei soccorsi ieri generosissimi ma a quanto pare scattati in ritardo. Le povere vittime dell’albergo in Abruzzo sono però solo le ultime di una serie che si allunga ogni giorno senza che il killer sia fermato. Solo nelle scorse ore sono morte due persone per la bora a Trieste e per un soffio il bilancio non è altrettanto drammatico in Sardegna. Cronache così frequenti da non fare quasi più notizia in un Paese spaventosamente fragile. Certo le calamità naturali sono fattori imprevedibili e oggettivamente difficili da affrontare. Ma la macchina dei soccorsi perennemente in affanno o la mancanza di interventi adeguati nelle ore e nei mesi successivi sono un disastro umano. L’Abruzzo senza energia elettrica per giorni, senza ricoveri per gli animali, per non parlare delle case promesse dopo il sisma della scorsa estate, non paga un prezzo altissimo solo al destino. Così come il resto di un Paese incapace di investire su un bene che non ha pari: la sicurezza.

 

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