Un condono necessario per ripartire

di Gaetano Pedullà

Non ci sono molti modi per far ripartire l’Italia. E non illudiamoci che sarà l’Europa a toglierci dai guai, permettendoci politiche economiche espansive o nuove spese in deficit. Dunque tocca solo a noi rimboccarci le maniche per creare ricchezza e occupazione. Uno sforzo già sovrumano visto che non ci facciamo mancare niente in termini di burocrazia, ostacoli nell’accesso al credito, lentezza della giustizia e chi più ne ha più ne metta. Se a tutto questo aggiungiamo che buona parte dell’Italia produttiva è gravata da debiti fiscali e contenziosi, ecco che si spiega la tragica ritirata di molti imprenditori. Come fare a recuperarli e a invertire quel clima di sfiducia che oggi è il più grande nemico della crescita? Nel vuoto di idee e dopo aver provato per anni qualunque tipo di rianimazione, dai contributi a pioggia al deludente Jobs Act, il leader della Lega Matteo Salvini ha aperto apre il dibattito sulla pacificazione fiscale. Un tema da tempo nel programma, ma finora rimasto in disparte perché quando si tocca questo tasto c’è la solita parrocchia di fallitissimi politici e maghi dell’economia che grida allo scandalo del condono. La ricetta del Carroccio è però una delle più grandi riforme che si possano fare oggi nel Paese, ed anche una misura di equità, perché la stragrande maggioranza di chi è rimasto indietro con le tasse lo ha fatto per necessità, per non chiudere le aziende e dare da mangiare ai dipendenti. Perciò più che le questioni di principio dei moralisti col conto in banca oggi serve di questa benzina per le imprese.

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