Egitto, Arabia & Co: armi italiane pure alle dittature. Nel 2018 il 70% delle commesse andato a Paesi extra Ue ed extra Nato

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Non solo la Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Il gravoso problema delle forniture militari torna ogni qualvolta un Paese invade o bombarda uno Stato vicino. Ed è solo allora che il “grande pubblico” scopre che l’Italia vende armi a chiunque, anche a quegli Stati in palese violazione della legge di riferimento – la n.185 del 1990 – per la vendita e l’autorizzazione alle esportazioni di armamenti. L’ultimo dato disponibile a riguardo è del 2018 (relazione consegnata in Parlamento nel 2019). Tra le esportazioni di armi c’è di tutto: bombe, missili, caccia, navi e carri armati, venduti a una vasta platea di acquirenti che per il 70% è composta da Paesi extra Ue o extra Nato, con tutto quello che ne consegue rispetto alla tutela dei diritti umani.

A questo punto la domanda: chi sono i nostri “clienti”? Le esportazioni autorizzate nel 2018 vedono ai primi posti Paesi problematici come Qatar (1,9 miliardi), Pakistan (682), Turchia (362) ed Emirati Arabi (220). Per quanto riguarda, invece, le armi effettivamente vendute, secondo i dati raccolti dalla Rete per il disarmo, troviamo Germania (278 milioni), Regno Unito (221 milioni), Francia (152 milioni) e Usa (133 milioni). Ma non mancano Stati dove i diritti umani vengono puntualmente calpestati come Pakistan (207 milioni), Turchia (162 milioni), Arabia Saudita (108 milioni), Emirati Arabi Uniti (80 milioni) ed Egitto (31 milioni). Ma non è tutto.

Se si fa un conto complessivo spalmato su più anni, si scopre come la vendita non è assolutamente un caso sporadico. Se si prende, ad esempio, il Qatar si scopre che se nel 2014 le autorizzazioni alle esportazioni di armamenti ammontavano a 1,7 milioni di euro, nel 2017 si è arrivati alla cifra monstre di 4,2 miliardi di euro, per poi scendere nel 2018 alla comunque non secondaria cifra di 1,9 miliardi. E non si può dimenticare il caso, di cui tanto si è parlato nei mesi scorsi, dell’Arabia Saudita, impegnata in una guerra criminale in Yemen. Nonostante nel 2018 non siano state rilasciate autorizzazioni dalla Farnesina, le consegne ci sono state (poiché ovviamente dipendenti da autorizzazioni pregresse): nell’allegato redatto dall’Agenzia delle Dogane e contenuto nella stessa corposa relazione consegnata al Parlamento, emergono 816 esportazioni effettuate nel 2018 per un valore di 108 milioni di euro. Nella maggior parte dei casi, probabilmente, parliamo delle bombe fabbricate in Sardegna e spedite a Ryad.

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