Eletto grazie al Pd, Calenda già pensa al trasloco. Prima si dice pronto a fondare un partito. Poi frena, ma il danno è fatto

di Francesco Carta
Politica

“Mi dispiace devo andare…”. Fosse una canzone farebbe parte di un album dei Pooh. Neanche il tempo di essere eletto europarlamentare grazie al Pd, che Carlo Calenda già saluta e se ne va. Anzi no, forse ci ha ripensato. Già perché capire quale sia il pensiero dell’ex ministro dello Sviluppo economico, protagonista alla vigilia delle Europee del clamoroso autogol sul Mercatone Uno (la crisi rinfacciata al Governo gialloverde sebbene a benedire il nuovo acquirente fosse stato proprio lui), è un’impresa ardua.

Fatto sta che la notizia campeggiava ieri in un’intervista rilasciata a Repubblica dall’eloquente titolo: “Calenda: Pronto a fondare un partito alleato del Pd”. E nel testo l’aspirante fondatore del nuovo partito in questione argomentava: “Siamo Europei può diventare un partito. Io sono iscritto al Pd, lavoro con Zingaretti. Il mio movimento dovrebbe rimanere quello che è: il collante di un mondo più ampio della sinistra”.

Salvo poi correggere il tiro con un tweet: “Per essere chiari non ho mai detto che fonderò un partito (a leggere Repubblica l’intenzione sembrerebbe proprio quella, ndr). Ho anzi specificato che rimango nel Pd e solo se me lo chiedesse Zingaretti in vista di un’alleanza elettorale potrei dare una mano a costruire la gamba lib dem. Mi pare che il ragionamento sia stato invertito”. Una (pseudo) smentita che però è servita a poco. Il danno ormai è fatto. Perché nel Pd non l’hanno presa affatto bene.

E quell’intervento “estemporaneo”, “fuori luogo” e “fuori tempo” non è piaciuto per niente alimentando dubbi e perplessità nel partito che ha permesso a Calenda di accomodarsi in un seggio del Parlamento Ue. “Ma come, siamo a una settimana dai ballottaggi, in un momento in cui è richiesta la massima unità per arrivare al risultato e si avanza l’ipotesi di uscire dal partito e dare vita a un nuovo soggetto?”, è il ragionamento che ha animato ieri i discorsi tra alcuni dirigenti dem vicini al segretario.

E neppure la telefonata dell’ex ministro a Zingaretti per chiarire e annunciare la smentita via Twitter è servita a spegnere i sospetti. “Ma cosa significa “sono pronto a trasformare Siamo Europei in un soggetto politico, se serve?”, si chiedevano ieri in molti alla Camera. E a proposito di sospetti c’è chi teme che dietro la mossa di Calenda possa esserci l’ombra di Renzi.

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