I mille trucchi di Enel per colpire i concorrenti. Ora ha promesso che non cercherà più clienti al telefono, ma nelle chiamate in mano all’Antitrust si sprecano le pratiche scorrette – AUDIO

di Sergio Patti
Inchieste

Solo pochi giorni fa l’Enel ha comunicato che non farà più chiamare a casa dei nuovi potenziali clienti, proponendo offerte commerciali. Una decisione più “spintanea” che spontanea, visto che l’11 maggio scorso la Guardia di Finanza ne ha perquisito alcuni uffici, cercando nuovi elementi a supporto di un’istruttoria dell’Antitrust sull’utilizzo di pratiche commerciali scorrette. In mano all’Autorità erano finite diverse registrazioni di telefonate, con la prova documentale inoppugnabile di alcuni operatori telefonici che spacciandosi persino per l’Autorità nazionale per l’energia inducevano ignari clienti di altre società a cambiare fornitore elettrico. Telefonate in cui non ci si fa scrupolo di denigrare altre società, tra cui Eni, Iren, Green Network e Illumnia, pur di convincere chi sta dall’altro capo della cornetta a fornire i dati della propria bolletta e passare con Enel. Dopo l’avvio dell’indagine Antitrust, le perquisizioni, le proteste delle associazioni dei consumatori e diversi servizi giornalistici, a partire da Striscia la Notizia, Enel ha svicolato dall’ammettere la propria responsabilità e esattamente come accaduto dopo un’altra inchiesta, questa volta della trasmissione di RaiTre Presa Diretta, dove si documentò il lavoro appaltato ad alcune agenzie, con decine di ragazzi sfruttati e spediti casa per casa sempre con l’obiettivo di procurare con ogni mezzo nuovi clienti all’ex monopolista. Poi però, vista l’enormità della prove in mano all’Authority sul mercato, ha annunciato lo stop alle telefonate, facendo ma solo di fatto un’ammissione del proprio comportamento.

L’azionista Tesoro taceLa Notizia, che si è già occupata di questa vicenda, al pari di molti altri organi di stampa nazionali, è riuscita ad entrare in possesso della registrazione di altre telefonate oggetto dell’istruttoria affidata ai funzionari dell’istituzione guidata da Giovanni Pitruzzella. Roba per stomaci forti e per la quale in un Paese normale l’azionista ministero dell’Economia manderebbe a casa tutti gli amministratori e i dirigenti responsabili. Cosa che dalle parti del ministro Padoan invece non si sognano di fare, visto l’intreccio alla luce del sole tra i vertici di Enel nominati dal Governo Renzi e confermati da quello Gentiloni proprio con il giglio magico fiorentino. Rapporti che passano dal consigliere Alberto Bianchi, avvocato che guida la Fondazione Open, di fatto la cassaforte di molte attività di Renzi, socio in affari di Marco Carrai e nella cerchia dei fidatissimi dell’ex premier insieme al sottosegretario Boschi, al tesoriere del Pd, Bonifazi e al ministro Lotti. Considerato Renzianissimo è anche l’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, mentre il country manager dell’Enel in Italia, cioè il vero capo operativo nel nostro Paese, è Carlo Tamburi, fratello di quel Giovanni Tamburi fondatore dell’omonima società quotata in Borsa che ha investito oltre cento milioni per rilevare il 20% della Eataly di Oscar Farinetti, uno degli imprenditori più smaccatamente renziani in circolazione nel Paese. Tanto si tiene il giro, che quando Farinetti ha lasciato la delega di capo azienda della sua catena di negozi alimentari, il suo posto è stato affidato ad Andrea Guerra, casualmente all’epoca consigliere economico di Matteo alla Presidenza del Consiglio. Difficile perciò immaginare che Padoan chieda qualche spiegazione dei metodi usati dagli amministratori che lui stesso ha nominato su indicazione del governo Renzi. Come non fece una piega quando i governatori delle Regioni e moltissimi sindaci chiesero la testa di Tamburi per aver lasciato nei mesi scorsi l’Abruzzo e Molise molti giorni senza energia.

Cosa c’è nelle registrazioni – Le telefonate che inchiodano Enel sono però dal contenuto fortissimo. E a meno che non si provi la falsità delle registrazioni – cosa improbabile visto che sono riportati nomi, dati di fatturazione e indirizzi delle persone chiamate – resta proprio incredibile che nessuno oltre l’Antitrust e in altra istruttoria il Garante per la privacy, intervenga per sanzionare. Lasciando a Enel una facile via di fuga, smettendola col chiamarci a casa per proporci i suoi servizi. Come se a un assassino si dicesse vai via senza passare dal tribunale a patto che non lo fai più. Miracoli di un’azienda a cui nessuno – chissà perché – chiede il conto. Eppure nelle telefonate ascoltate da La Notizia – e che ora pubblichiamo – si sente di tutto. In una di queste, fatta a danno dell’Eni, chi chiama è a conoscenza che la cliente è servita dal cane a sei zampe ed è in possesso di tutti i dati. La titolare del contratto è però troppo anziana e allora parla addirittura con la badante, convincendola in maniera piuttosto aggressiva a cambiare l’operatore elettrico, dicendo che la chiamata è finalizzata alla sola applicazione di uno sconto al quale la cliente ha diritto essendo una buona pagatrice. Chi telefona dice di farlo per conto di Eni, ma il contratto che propone è di Enel Energia.

 

In un’altra chiamata, a danno di Iren, il call center si presenta come “Autorità per l’energia” (cosa assolutamente non vera) e dice che la cliente ha diritto a uno sconto. Ovviamente se cambia operatore e passa a Enel.

 

In una terza telefonata, a un cliente Green Network, si offre di non pagare un ipotetico trasporto dell’energia, che l’operatore applicherebbe in quanto società inglese (cosa non vera, ovviamente). Il cliente però non è convinto e si rifiuta di dare gli estremi della sua bolletta. Allora subentra un’altra operatrice e lo informa che Green Network gli fatturerà 400 euro (cosa del tutto inventata). Somma che il cliente chiaramente sgomento potrà risparmiare se cambierà fornitore.

 

In un’altra telefonata, sempre a un cliente Green Network, il call center che si finge sempre l’Autorità dell’energia, propone uno sconto del 30%, affermando che lo Stato, per i clienti regolari nei pagamenti, promuoverebbe delle scontistiche (cosa non vera). Quando il cliente dichiara di avere un contratto con Green Network, gli viene detto che questa società da due mesi non lavora più sul mercato libero (cosa non vera). E pertanto lo Stato ha deciso che tutti i suoi clienti passano ad Enel.

 

Siamo dunque nel campo delle pratiche commerciali più scorrette, di cui Enel non si sta scusando mentre sui mezzi d’informazione è improvvisamente calato il silenzio. A pagarne il prezzo sono solo le società libere palesemente danneggiate. Società come Illumia, che in una delle telefonate ora in mano all’Antitrust viene definita un “grossista” che paga all’Enel l’affitto del contatore, tasse di trasporto, ecc.

 

Somme che possono essere risparmiate passando all’ex monopolista e a patto di non rispondere a nessun’altra chiamata, ma solo alla loro in quanto “autorizzati dallo Stato”. Stato che con queste pratiche scorrette viene fatto passare per complice.

Commenti

  1. Sergio

    L’Enel, come molti altri gestori, utilizza pratiche scorrette solo e soltanto perchè è molto remunerativo e l’Antitrust ha un “fucile scarico” per combattere queste pratiche. Come al solito ritengo che il problema sia politico e di natura “legislativa” norme compiacenti, inapplicabili e con sanzioni irrisorie che non solo non scoraggiano ma inducono a pratiche spregiudicate con guadagni assicurati.

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