“L’ennesima furbata di Berlusconi”. La scena muta al processo sulla trattativa Stato-Mafia per Di Pietro è lecita ma eticamente riprovevole

di Davide Manlio Ruffolo
L'intervista

Se qualcuno sperava in risposte illuminanti da parte di Silvio Berlusconi nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia, resterà deluso. Il Cavaliere, chiamato a testimoniare dalla difesa del fedelissimo Marcello Dell’Utri, ha risposto picche e ha pure chiesto – e ottenuto – di non essere ripreso durante l’audizione come se ciò potesse recargli un danno d’immagine ben più grave del suo restare muto. “Su indicazione dei miei avvocati, intendo avvalermi della facoltà di non rispondere” ha detto l’illustre testimone che risulta indagato di reato connesso dalla Procura di Firenze, in un intervento lampo durato anche meno del previsto perché la Corte d’Assise d’Appello non ha nemmeno raccolto le sue generalità.

La realtà è che ben pochi si aspettavano un esito diverso perché il Cavaliere, proprio in quanto indagato in un procedimento collegato, almeno sotto il profilo giudiziario aveva e ha il diritto di scegliere il silenzio davanti ai giudici a cui, per legge, avrebbe dovuto rispondere il vero. E poco importa se a farne le spese è il suo fedelissimo, condannato in primo grado a 12 anni, che nelle parole dell’amico vedeva uno spiraglio per ribaltare la sentenza. “Il fatto che si avvalga è un comportamento giuridicamente e politicamente possibile ma moralmente ed eticamente riprovevole”, a dirlo, commentando la notizia, è l’ex pm ed ex leader di Italia dei Valori. Antonio Di Pietro.

Berlusconi si è avvalso della facoltà di non rispondere nel processo sulla trattativa Stato-mafia. Sul piano giudiziario cosa significa?
“Sul piano tecnico giudiziario è ovviamente possibile ma si tratta di uno stratagemma quindi dell’ennesima furbata per non entrare nel merito di una matassa che solo lui può dipanare. Io conosco bene quella vicenda in quanto sono stato sentito come testimone e a differenza sua ho parlato per ore. L’ho fatto perché sono un uomo delle istituzioni e perché non ho nulla da nascondere. Tra l’altro come tanti sono convinto che Berlusconi se dicesse tutto ciò di cui è a conoscenza, aiuterebbe le persone che sono sottoposte a giudizio e aiuterebbe pure l’autorità giudiziaria a farsi un’idea esatta su cosa sia successo”.

Sul piano politico cosa cambia?
“Per Berlusconi non cambia niente. La sua stella cadente è ormai agli sgoccioli e quindi, figuraccia in più o figuraccia in meno, non è che sposti granché. Consideri che i partiti nati all’indomani della caduta della prima Repubblica sono tutti cresciuti sul nome di una persona. Ma ogni uomo, in quanto tale, ha un ciclo di vita politico e lui ormai non ha più nulla da dire o da dare al Paese. E se alla sua età ha ancora voglia di fare politica, beh, è come andare a fare la passeggiata per incontrare i propri fan in politica. Più in generale lui, come del resto tutti noi che abbiamo già fatto la nostra storia politica, dovrebbe avere l’umiltà e la responsabilità di fare un passo indietro per fare andare avanti forze nuove. Però vorrei aggiungere un terzo piano…”.

Certamente, faccia pure.
“I profili sono tre e non due, ossia giudiziario, politico e etico. Dei primi due abbiamo già parlato ma vorrei soffermarmi su quest’ultimo perché sul piano morale l’ipotesi di un rapporto illecito tra uomini dello Stato e della mafia che potrebbe aver causato l’omicidio di Borsellino, è un fatto così grave che chi ha fatto il Presidente del Consiglio, o semplicemente chi si dice cittadino italiano, non dovrebbe esimersi dal testimoniare e dire tutto quel che sa o quanto meno sedersi e dire “non so nulla”. Quello che è inaccettabile è il rifiutarsi di parlare”.

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