Europee, Moavero: “Spartiacque fra l’indifferenza e la mobilitazione”. Su Libia e Venezuela: “C’è forte preoccupazione”

dalla Redazione
Politica

“Penso che le prossime elezioni europee siano uno spartiacque fra l’indifferenza, che di solito le ha accompagnate, e il fatto che finalmente c’è una mobilitazione di attenzione. Se questa si trasforma in una genuina mobilitazione politica allora possiamo porci realmente il problema: che Europa vogliamo? Vogliamo un’Europa che conserva gli equilibri attuali e magari li vede affievolirsi, o vogliamo un’Europa che guarda avanti?”. E’ quanto ha detto il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, a margine del convegno “State of Union” parlando del prossimo voto per il rinnovo del Parlamento europeo.

“L’Europa – ha aggiunto il numero uno della Farnesina – fino a 40 anni fa aveva una presenza di forza mondiale che non è quella di oggi. Credo che un’Europa correttamente più unita, più unita nell’equità, nella giustizia, nella capacità operativa, possa essere una prospettiva nella quale ci si debba riconoscere. Attribuire al Parlamento europeo l’iniziativa legislativa. Non è immaginabile, né spiegabile, né francamente comprensibile che il Parlamento europeo che noi eleggiamo a suffragio universale diretto da 40 anni, non abbia l’iniziativa legislativa”.

“Festeggiamo – ha detto ancora Moavero Milanesi – i 40 anni di elezione a suffragio universale diretto del Parlamento europeo attribuendogli l’iniziativa legislativa. Non occorre modificare i trattati. Penso che un accordo interistituzionale fra commissione e Parlamento europeo che possa permettere di concordare che la commissione farà proprie le iniziative legislative col coinvolgimento del Parlamento europeo. Un accordo interistituzionale ad hoc farebbe comprendere ai cittadini che quegli oltre 700 parlamentari che voteranno fra poche settimane non sono li’ solo per emendare, bocciare o approvare proposte preparate dalla commissione, ma di farsi promotori di iniziative legislative”.

Il ministro degli esteri ha poi parlato di Libia e Venezuela. “L’escalation del conflitto in Libia – ha detto Moavero – preoccupa moltissimo, perché è a meno di duecento miglia marine da noi. Abbiamo legami naturali dettati dalla geopolitica, prima ancora che dalla storia. Eravamo impegnati a fondo nel processo di stabilizzazione che doveva portare verso elezioni libere e metteva le basi in una pace in Libia che sembrava esistere. La ripresa del conflitto è stata, ed è, indubbiamente un evento assolutamente malaugurato”.

“Noi operiamo anche qui – ha detto ancora il ministro degli Esteri – mantenendo un dialogo inclusivo con tutte le parti affinché si possa arrivare ad evitare l’escalation, a ridurre la conflittualità, ristabilire la pace, riprendere il processo di stabilizzazione e arrivare a dare al popolo libico la parola per darsi delle istituzioni libere e democratiche. Il percorso è estremamente difficile e non può che svolgersi sotto la guida delle Nazioni Unite ed è il motivo per cui noi operiamo in stretto collegamento con l’Onu e con l’attuale rappresentante permanente”.

“Noi non riteniamo mai le opzioni militari delle opzioni. La nostra Costituzione – ha detto Moavero Milanesi parlando del Venezuela – è esplicita: l’Italia ripudia e rinuncia alla guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Mi riconosco totalmente nel dettato costituzionale. Stiamo seguendo con la massima attenzione la situazione perché in Venezuela c’è una grossa comunità di origine italiana. Dal punto di vista politico è evidente che bisogna rispondere alle istanze di libertà del popolo venezuelano”.

“Ci sono state delle elezioni presidenziali – ha concluso il ministro degli Esteri – che la comunità internazionale non ha riconosciuto come pienamente democratiche e legittime, devono essere ripetute e occorre andare a nuove elezioni che possano riportare una concordia nel Paese. Continuiamo ad auspicare e cerchiamo di operare in maniera tale che ciò avvenga in modo pacifico. Bisogna lavorare silenziosamente favorendo una mediazione tra le parti, che possa portare però il popolo venezuelano a esprimersi con un voto libero”.