Fassina rovina la festa. Bagarre sull’aumento dell’Iva

di Lapo Mazzei

Una volta ci fu (usare la formula fiabesca del “c’era” sarebbe davvero troppo anche per noi) la “gioiosa macchina da guerra” che riuscì a sconfiggere solo se stessa. Non l’avversario, che uscì tonificato da quel confronto. Adesso c’è la focosa macchinetta da battaglia, che rischia di far tanto rumore per nulla. Perché nel Pd, come lo sono stati nel Pci – poi Pds e Ds – sono così, amano tanto Nanni Moretti da mettere in pratica le sue battute: ma sì, facciamoci del male. E il male, questa volta, ha due volti ben distinti: Stefano Fassina e Matteo Renzi. Il primo, quasi a voler dimostrare che la presunta abolizione dell’Imu (la quale riapparirà sotto altre forme è avrà il volto severo dei sindaci) è stata un problema e non una soluzione. Il secondo, invece, stanco di fare il bravo, ha concesso al settimanale L’Espresso un’intervista che vanifica il tanto atteso tour per le feste de l’Unità, visto che infiocina le larghe intese – “non possono diventare un’ideologia”- chiede a Letta di non fare più il democristiano ma il comunista. A fare il cerchiobottista saputello, ma senza un reale spessore politico-culturale, basto io, in due siamo troppi. Insomma, invece di spegnere i fuochi accesi dal Pdl le anime ribelli del Pd, ma non sono loro, accendono petardi e mortaretti sotto la sedia di Letta. Tanto che Silvio Berlusconi, quando ha deciso di mettere la sordina ai suoi, più per ragioni pratiche che politiche, non immaginava certo che Gianni e Pinotto (Renzi e Fassina) gli avrebbero fatto un favore così grande. Alla fiera dell’Est, due tipi così li avrebbero regalati con i punti Miralanza. Prendete il sindaco di Firenze. Se il governo Letta resiste, sostiene Renzi “al Pd resta una sola strada: fare il Pd”. Che, a dire il vero, non è una grande affermazione, né di principio né di sostanza. “In questi mesi si è sentita solo la voce del Pdl sull’Imu, questione rilevantissima, per carità, ma non è l’unica cosa che interessa agli italiani”. Vero, condivisibile. Il problema è che nessuno ha capito cosa va proponendo esattamente la focosa macchinetta da battaglia del Pd. Lavoro, occupazione, tasse, tanti titoli pochissimi componimenti. E quelli presentati sono largamente insufficienti. Tutta roba buona per essere rimandati a settembre. Fassina, per dire, è a dir poco sorprendente. Secondo il viceministro dell’Economia l’addio all’Imu, con la cancellazione per tutti di entrambe le rate dell’imposta, rende ormai “irrimediabile” l’aumento dell’Iva previsto per il primo ottobre. E siccome l’esponente del governo non voleva essere frainteso lo ha scritto in un intervento sull’Huffington Post. “In una fase così difficile – ha spiegato – dedicare un miliardo per eliminare l’Imu per meno del 10% degli immobili di maggior valore, ha sottratto preziose risorse a finanziare, ad esempio, il rinvio dell’aumento dell’Iva previsto, oramai irrimediabilmente grazie alla vittoria del PdL sull’Imu, per il 1 ottobre. O per allentare il Patto di Stabilità Interno dei Comuni e rianimare i piccoli cantieri e l’attività di migliaia di imprese artigiane e relativi lavoratori”. Ovviamente viene da chiedersi dove fosse Fassina quando Saccomanni e Letta tracciavano la riga che ha cancellato l’Imu. Davvero un mistero.

Cherchez l’argent
Certo, volendo essere onesti e chiari, per realizzare le misure previste e mantenere la barra dritta sui conti mancano ancora all’appello almeno 4 miliardi, ai quali andrebbero aggiunte altre risorse, difficili da cifrare perché tutto dipende dal tipo di intervento, per tagliare in parte il cuneo fiscale. Insomma, le risorse fresche non bastano mai. E il governo, chiusa la partita della prima rata Imu, prosegue la “caccia grossa”. Anche perché le coperture devono essere ‘certe’ per garantire all’Europa il rispetto del parametro fondamentale: il rapporto deficit-Pil sotto il 3%. La situazione non è semplice perché il ‘guardiano dei conti’ Fabrizio Saccomanni si deve districare in un contesto nel quale il dato sul Pil è decisamente peggiore del previsto (è possibile che il 2013 si chiuda a -1,8%). È dunque evidente che se i soldi mancano da una parte (via l’Imu) o vengono spesi (gli ammortizzatori) bisogna rimpinguare il conto sul fronte delle entrate. Il tutto sarà comunque nero su bianco nella relazione che il Tesoro sta predisponendo dopo in via libera del Cdm e che sarà inviata a breve in Parlamento. Al quadro appena tratteggiato e alle esternazioni di Fassina gli esponenti del Pdl non hanno avuto difficoltà a replicare. “Il viceministro Fassina, per amor di polemica e di ideologia, straparla. Non ci sarà alcun aumento dell’Iva da ottobre come da accordi di maggioranza” ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati Pdl. “L’Iva non aumenterà, abbiamo bisogno di far tornare il segno più all’economia” ha confermato Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. “Abbiamo detto che affronteremo questo problema entro il 30 settembre”. Un altra data per l’esecutivo delle larghe intese sempre pronte ad essere disattese. Con il Pdl alle prese con le grane del capo e iI Pd che si gratta il capo per la rivolta della base. Ai militanti del Partito democratico, infatti, la riforma dell’Imu varata dal governo non piace affatto. “È il primo punto del programma di Berlusconi. Avete pagato una cambiale”. Fassina prova a dire che “è un compromesso utile”. Ma in fondo, come Renzi, non ci crede nemmeno lui. Ecco perché il Pd dovrebbe fare solo il Pd.

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