Fondazioni liriche, una tragedia. Assorbono il 54% del Fondo Unico per lo Spettacolo. Ma su 14 teatri in Italia, solo tre sono in attivo

di Carmine Gazzanni
Cultura
TEATRO LA SCALA MILANO

Da Roma a Milano, dal Teatro dell’Opera fino alla Scala, solo pochi giorni fa abbiamo assistito a sfilate d’eccellenza per la prima delle stagioni liriche. Location d’altri tempi, che conserva un fascino indistruttibile. Eppure, al di là della prima, sui teatri lirici spesso cala un metaforico sipario per tutto il resto dell’anno. Quel che va in scena a guardare i bilanci, infatti, è una vera e propria tragedia greca. Nonostante siano proprio le fondazioni lirico-sinfoniche ad assorbire la gran parte del Fondo Unico per lo Spettacolo, con cui il ministero dei Beni culturali guidato da Alberto Bonisoli finanzia le varie tipologie di spettacolo.

Basta d’altronde sfogliare la corposa relazione che il Mibact ha consegnato in Parlamento sull’utilizzo del Fus 2017. Parliamo, in totale, di 333,7 milioni di euro. Il 54,6% delle risorse sono assorbite proprio dalle fondazioni liriche. In soldoni: 182,2 milioni. Un ruolo da gigante rispetto agli altri stanziamenti: 58 milioni per le attività musicali, 67 per quelle teatrali, 11 per le attività di danza, solo 4,8 per quelle circensi. Una differenza sostanziale, soprattutto se si pensa che, in totale, parliamo di 14 fondazioni lirico-sinfoniche.

A ricevere la maggior parte dei contributi è stata, come si può immaginare, la Scala di Milano (29 milioni); a seguire l’Opera di Roma (18), la Fenice di Venezia (15), il Teatro Regio di Torino e il Massimo di Palermo (entrambi 14 milioni). Considerando la mole di lavoro che caratterizza l’opera lirica, è inevitabile che sia difficile mantenere i bilanci in attivo. Specie considerando quali siano le entrate dal botteghino. Nel corso del 2017, informa la relazione, sono stati realizzati 3.758 spettacoli lirici, per un totale di ingressi pari a 2.319.252 unità. Cosa che ha permesso di incassare 102 milioni di euro.

Numeri importanti ma decisamente bassi rispetto ad altri attività culturali. Gli spettacoli teatrali, per dire, sono stati 108.877 per oltre 17 milioni di spettatori e incassi pari a 245 milioni. L’attività più redditizia è ovviamente quella cinematografica: 3.142.790 film realizzati, oltre 99 milioni di ingressi e incassi per 619 milioni di euro. E così è inevitabile, come detto, che i conti delle fondazioni non tornino. Secondo gli ultimi dati il buco complessivo è pari a circa 400 milioni di euro. Tenendo conto che oggi hanno i conti in ordine solo La Scala di Milano, l’Accademia di Santa Cecilia di Roma (entrambi a “statuto speciale”) e la Fenice di Venezia, le altre undici fondazioni sono tutte sommerse da debiti.

Ed è anche per questo che sempre più spesso le fondazioni cercano nuove partnership e favoriscono nuovi ingressi. Solo pochi giorni fa nella Fondazione dell Teatro dell’Opera di Roma è entrata Acea con la dote di un milione di euro. Un cambiamento positivo visto che gli “esempi virtuosi” si distinguono proprio per tali commistioni tra i soci fondatori della Scala ci sono Eni e Fondazione Cariplo; nell’Accademia di Santa Cecilia ritroviamo tra gli altri anche Bnl e Cdp. Pure La Fenice di Venezia vanta un lungo elenco di soci sostenitori, a partire dalla Confindustria locale. Insomma, il sipario sulla lirica ancora non è calato del tutto.