Fu un abuso amministrativo. Su Salvini le carte del caso Gregoretti parlano chiaro. Il capogruppo M5S in Giunta delle immunità, Evangelista: “L’ex ministro agì da solo, non c’è prova del contrario”

di Antonio Pitoni
L'intervista

I casi Diciotti e Gregoretti non sono neppure lontanamente paragonabili. Su quest’ultimo ci fu “un abuso amministrativo da parte del ministro Salvini”. Parola della capogruppo M5S in Giunta delle immunità del Senato, Elvira Evangelista.

Gasparri ha proposto di negare l’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini per il caso Gregoretti, definito nella relazione del tutto simile a quello della Diciotti. I Cinque Stelle voteranno invece a favore del processo, in cosa le due vicende differiscono?
“Sono casi molto diversi, è ormai evidente a chiunque abbia letto le carte o anche solo osservato bene i fatti. Nell’estate del 2018 il governo agì in modo unitario per esercitare una pressione forte sull’Unione Europea affinché accettasse il criterio della redistribuzione dei migranti. Gli altri paesi rifiutavano di capire che queste persone non approdano in Italia ma sulle cose meridionali dell’Europa. Un anno dopo la situazione era cambiata: grazie al lavoro diplomatico del presidente Conte il ricollocamento era ormai una prassi consolidata, la prova di forza con cui lasciò i migranti fermi sulla nave Gregoretti fu un abuso amministrativo da parte del ministro Salvini. Le persone avrebbero potuto attendere in un hot spot di conoscere la loro nuova destinazione. Infatti dopo pochi giorni arrivò l’accordo a livello europeo”.

Cosa contestate nel dettaglio delle argomentazioni a sostegno della proposta Gasparri?
“Nelle comunicazioni intercorse all’interno del governo e nelle dichiarazioni pubbliche non emerge affatto una collegialità nella scelta di impedire lo sbarco dalla nave Gregoretti. Il loro contenuto è sempre relativo esclusivamente al futuro ricollocamento presso i partner europei. Dunque non vi è alcuna prova della azione collettiva governativa. Anzi, emerge come Salvini agì da solo. Né è rintracciabile il perseguimento di un preminente interesse pubblico: come dicevo, che bisogno c’era di tenere le persone ferme sulla nave? La gestione dell’immigrazione era ormai consolidata”.

Per Gasparri fu Conte a dettare la linea sugli sbarchi e il fatto che il premier non si fosse espresso sulla vicenda Gregoretti non cambia la sostanza. Una forma di silenzio-assenso?
“Non scherziamo, è il ministro dell’Interno che si rifiutava di indicare il Pos, atto propedeutico allo sbarco. Era una sua responsabilità e ha scelto il diniego. Evidentemente spinto da un interesse alla ricerca di un consenso immediato”.

Tutti i partiti di maggioranza hanno chiesto che il voto in Giunta, fissato per il 20 gennaio, slitti dopo le elezioni regionali. Perché?
“La conferenza dei capigruppo presieduta dalla Casellati ha deciso di sospendere ogni attività del Senato nei giorni che precedono il voto in Emilia Romagna e Calabria. A quel punto all’interno della maggioranza è emersa l’opportunità di spostare di qualche giorno il voto. Poco cambia, quello che conta è decidere se Salvini deve rispondere o meno del suo operato”.

Rinviare il voto, però, non rischia di diventare un assist alla propaganda salviniana? Non potrà fare il martire ma vi ha già accusato di “aver paura di perdere la faccia” e di essere “senza onore e senza dignità”…
“Lui pensi alla sua posizione di inquisito. Noi la faccia la mettiamo sui risultati. Vuole una prova? Dopo che Salvini ha lasciato il ministero dell’Interno, con il lavoro del nuovo governo, sono aumentati di gran lunga sia i rimpatri – quelli che prometteva in campagna elettorale – che i ricollocamenti. I fatti sono sempre più forti delle chiacchiere”.