Grandi ammucchiate, Rai e Via della Seta. La Lega rischia grosso. Di Nicola (M5S) avverte l’alleato: “La propaganda non è cambiamento”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Toni propagandistici che sollecitano gli umori di quella fetta di elettorato più autoritaria e conservatrice e che contraddicono la promessa di cambiamento sulla quale la Lega si è impegnata firmando il contratto di Governo”. Il vice capogruppo M5S al Senato e vice presidente della Vigilanza Rai, Primo Di Nicola, va dritto al punto. E il punto è che i continui distinguo della Lega su tante iniziative del Movimento, stanno mettendo a dura prova la pazienza dei Cinque Stelle.

La presa di distanze di Salvini sulla Via della Seta è solo l’ultimo di una serie di episodi che danno all’esterno l’immagine di un Governo tutt’altro che coeso. Come si spiega questo atteggiamento?
“Cercano di accreditare la Lega come partner forte della coalizione per attirare l’attenzione dei propri elettori. Venendo al memorandum Italia-Cina, siglato dal Governo e seguito passo passo dal sottosegretario del Carroccio Michele Geraci, le critiche sollevate da Salvini si sono rivelate un chiaro segnale dell’indecisione della Lega sul tema. Più che critiche fondate, dal Carroccio è arrivato un segnale inequivocabile delle difficoltà che, sulla politica estera, ancora ci sono nel partito di Salvini”.

Ho capito male o sta parlando di retromarcia della Lega sulla Via della Seta?
“Mi limito a costatare che da mesi Geraci seguiva il dossier del memorandum con il pieno sostegno del suo partito. Fino alla folgorazione della Lega sulla via di Damasco, con l’improvviso innamoramento per Trump e l’amministrazione Usa, suggellato dagli incontri avuti negli Stati Uniti dal sottosegretario Giorgetti”.

La Lega sarà anche in difficoltà sulla politica estera, ma i successi alle ultime Regionali parlano chiaro…
“Pur di vincere, in Abruzzo, Sardegna e Basilicata, la Lega si è prestata a fare da fulcro a grandi ammucchiate di centrodestra, aggregando in molti casi il peggio della partitocrazia e imbarcando notabili vecchi e nuovi transitati in tutti i partiti, spesso in conflitto di interessi. E questo, inutile negarlo, pone serie difficoltà al cambiamento promesso. Ma c’è di più”.

Sarebbe a dire?
“Queste ammucchiate, che stanno riportando la Lega tra le braccia di Berlusconi, rischiano di rivelarsi dannose se non fatali anche per il processo messo in moto con determinazione dallo stesso Salvini”.

E perché?
“Perché è evidente che i consensi raccolti dalla Lega nei territori provengono in buona parte da ex elettori di Forza Italia delusi dalla rivoluzione liberale tradita che Berlusconi aveva promesso e mai realizzato. Consensi che Salvini potrebbe perdere in caso di piatto ritorno all’ovile del Cavaliere. E sarebbe un peccato, viste le cose che abbiamo fatto e che stiamo facendo insieme grazie anche alla lealtà e all’impegno dimostrati da Salvini”.

Non sono mancate tensioni con la Lega neppure in Vigilanza Rai, dove è all’esame il piano industriale…
“Un piano industriale che meriterà un serio approfondimento: c’è dentro molta innovazione, ci sono grandi e positive novità promosse dall’Ad Salini, ma anche criticità sulle quali sembra esserci l’impronta della Lega”.

A cosa si riferisce?
“Agli assetti della partecipata Raicom che dovrà gestire il nuovo canale in inglese. Sono rimasto sorpreso quando, dopo molte insistenze, alla presidenza di Raicom si è insediato lo stesso presidente di Rai Spa Foa. Creando, anche a detta degli esperti, una situazione di conflitto d’interessi con il controllore che sarà anche il controllato. Di certo, per la Rai del cambiamento non è stato un buon segnale. Mi aspetto una celere rivisitazione del dossier”.

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