Guerra tra toghe al Csm. Il Governo accelera la riforma. Conte chiama le opposizioni per lavorare insieme. Venerdì nuovo plenum presieduto da Mattarella

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

La guerra tra magistrati, combattuta a suon di dossier e veleni impone un salto di qualità anche nella risposta del Governo. Così il premier Giuseppe Conte, dopo un lungo silenzio sulla vicenda, ieri ha preso posizione in modo netto e, soprattutto, alla vigilia di un delicato vertice interno alla maggioranza in cui verrà affrontato anche il tema della futura riforma della Giustizia. Del resto non si può più attendere perché quanto emerge dall’inchiesta di Perugia ha incrinato irrimediabilmente il rapporto tra cittadini a magistratura. E lo dice chiaro e tondo il premier: “Immaginare che un cittadino possa, il giorno dopo, leggendo le cronache, andare in giudizio e ricavare un qualche disorientamento nel rivolgersi ad un giudice terzo imparziale, questo è un fatto che ferisce notevolmente e crea un vulnus alla magistratura. Dobbiamo intervenire”.

Ma prima ancora che qualcuno potesse strumentalizzare queste parole, magari pensando ad un atto frettoloso quando non fatto a colpi di maggioranza, è ancora una volta Conte a mettere i puntini sulle i spiegando che “ogni intervento va meditato bene” perché “non possiamo certamente pensare, per reazioni emotive, di intervenire a caldo” ma soprattutto precisando che tutto sarà fatto con “l’apporto delle opposizioni”. Infatti ha spiegato che “dobbiamo lavorare nel segno di una maggiore cesura, nel segno di una maggiore demarcazione tra politica e giustizia” in quanto “non è ammissibile ci siano zone di promiscuità, di contiguità”. Quel che è certo è che, come già anticipato dal guardasigilli Alfonso Bonafede, verrà ripristinata l’incompatibilità tra la permanenza nel Csm e gli incarichi direttivi. In questo modo, aveva spiegato il ministro della Giustizia: “Chi avrà fatto parte del Consiglio, per i cinque anni successivi non potrà andare a dirigere una Procura”.

RIUNIONI CONTINUE. Nel frattempo la faida tra le toghe italiane è un cataclisma senza fine che sta travolgendo il Csm. E nonostante i recenti interventi con cui il Consiglio superiore della magistratura ha cercato di riabilitarsi agli occhi dei cittadini, talvolta con scelte quantomeno discutibili, sull’intero organo continuano ad addensarsi minacciose nubi provenienti da Perugia che fanno presagire tempesta. Del resto che la situazione all’interno dell’organismo di autogoverno della magistratura sia di una perdurante, per non dire infinita, crisi è evidente già dal fatto che per un problema che se ne risolve, altri ne spuntano come funghi. E infatti mentre ieri si radunava il plenum straordinario del Csm per gestire l’ultima emergenza, dalla Procura umbra arrivavano altre carte dell’inchiesta sul sistema di condizionamenti per le nomine nei maggiori uffici giudiziari d’Italia in cui è indagato il pubblico ministero Luca Palamara.

Ma procediamo con ordine. L’assemblea di ieri era stata annunciata la settimana scorsa dal vicepresidente David Ermini, per poter risolvere l’ennesima emorragia di consiglieri. La prima mossa del Consiglio è stata quella di prendere atto delle dimissioni presentate giovedì scorso da Corrado Cartoni, appartenente alla corrente di destra Magistratura Indipendente (Mi), rimasto coinvolto in alcune intercettazioni da cui sono emersi gli ormai noti incontri opachi tra alcuni consiglieri, il pm Palamara, l’ex ministro renziano dello Sport Luca Lotti e l’ex leader della sua stessa corrente Cosimo Maria Ferri. Subito dopo il plenum ha ricollocato in ruolo Cartoni, il quale tornerà a vestire la toga nel Tribunale civile di Roma dove lavorava prima della sua elezione in Consiglio, e anche Antonio Lepre, un altro dei consiglieri coinvolti nello scandalo nomine che è stato riassegnato alla procura di Paola dove svolgeva le funzioni di sostituto procuratore.

Cartoni e Lepre si aggiungono agli altri consiglieri già dimessi e ricollocati, ossia Luigi Spina e Gianluigi Morlini, mentre resta al suo posto, seppur da autosospeso, il solo Paolo Criscuoli. Poi, a conclusione di una giornata di lavoro no stop, il plenum di Palazzo dei Marescialli ha eletto Paola Braggion, togata appartenente alla corrente di destra Magistratura Indipendente, come sostituta di Cartoni nella sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. Tutto risolto? Nient’affatto. Venerdì ci sarà un nuovo plenum, presieduto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, con cui si insedieranno i 2 nuovi togati, scelti tra i primi non eletti, per sostituire i dimissionari Morlini e Cartoni.

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