I Comuni bruciano milioni di euro con la carta, l’appello ai candidati sindaci per la digitalizzazione

di Stefano Iannaccone
Politica

Un risparmio potenziale di miliardi di euro. Che nessuno riesce a quantificare esattamente. Perché manca una vera mappatura della digitalizzazione in Italia. Ma che porterebbe grandi benefici alle casse statali, come sta già dimostrando la fatturazione elettronica. Alcuni dati aiutano a comprendere il quadro. In un Comune medio-grande si arrivano a spendere anche 100mila euro all’anno di fax. E si parla solo di un capitolo di spesa parziale. A Roma il Campidoglio ha speso quasi 800mila euro di carta, cancelleria e stampati. Milano, invece, ha messo in conto circa 715mila euro per lo stesso capitolo. Per carità, si tratta di un dato complessivo e la somma non può essere azzerata del tutto.

ESEMPI
D’altra parte il caso virtuoso di Campobasso racconta come l’eliminazione della carta, solo per la convocazione dei consigli comunali, abbia favorito un taglio dei costi di circa 12mila euro. Il percorso intrapreso a Bergamo sulla “guerra alla carta” per i documenti ha favorito una riduzione della spesa di almeno 170mila euro all’anni. E per finire i conti, più in generale, c’è una vecchia stima dell’Osservatorio Netics, secondo cui la riduzione della spesa sanitaria potrebbe superare i 12 miliardi di euro grazie alla digitalizzazione. “Ma non è solo una questione di soldi, c’entra soprattutto di efficienza dei servizi”, spiega Nello Iacono dell’associazione Stati generali dell’Innovazione. Che mette in evidenza un altro aspetto: “In un primo momento servirebbe un investimento per creare figure competenti. Quindi i benefici sarebbero tangibili sul medio-lungo termine”. Un altro esperto, Andrea Lisi, presidente dell’Associazione nazionale per operatori e responsabili della conservazione digitale (Anorc), insiste: “Bisogna intervenire su un vuoto organizzativo molto pericoloso per lo sviluppo del nostro Paese in chiave digitale”.

APPELLO AI CANDIDATI
Da questi dati parte la nuova sfida per coinvolgere i candidati sindaci nell’iniziativa “digitale in Comune”. A un mese dalle elezioni comunali 2016, la deputata iscritta ai Radicali, Mara Mucci, ha annunciato l’invio di una lettera per impegnarli ad assumere un impegno. “Ma la digitalizzazione deve interessare anche le amministrazioni già insediate”, sottolinea la parlamentare. E non mancano delle criticità: “Le risorse stanziate per il digitale sono stimate tra i 3 e i 5 miliardi di euro l’anno. Ma i comuni si isolano”, aggiunge Mucci. E infine, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), attraverso il suo rappresentante, Alessandro Delli Noci, ha spiegato le sue ragioni: “La Pubblica amministrazione non trova vantaggi a parlare digitale e talvolta protocolla due volte perché non si fida del digitale. Ma come Anci abbiamo deciso di introdurre nel nuovo turn over, una quota obbligatoria di assunzioni di professionisti del digitale”.

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