I dati di ascolto confermano. Salvini straripa in tutte le trasmissioni tv. Secondo l’Agcom il pluralismo è rispettato solo tra i partiti. Ma sui leader c’è forte squilibrio

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

C’era stata la crisi di governo, il possibile ritorno alle urne e, per la prima volta in assoluto, anche l’appello preventivo dell’AgCom al rispetto del pluralismo in tv. Insomma, la coda dell’estate non è stata delle più tranquille e più che godersi le ultime giornate di “solleóne”, gli italiani sono stati incollati ai telegiornali per capire cosa sarebbe successo nel nostro Paese. Per questo molti hanno gridato allo scandalo, paventando spazi televisivi enormi per le forze politiche che volevano rimediare alla mossa con cui Matteo Salvini aveva staccato la spina al governo gialloverde, e tempi ridotti all’osso per i leghisti.

Una polemica che è stata sciolta dall’Authority, presieduta da Angelo Marcello Cardani, con le “Tabelle relative al pluralismo politico/istituzionale in tv”, relative a settembre 2019 da cui emerge che il Capitano e il Carroccio non hanno subito contraccolpi. E a dispetto di quanto qualcuno si aspettasse, Salvini resta il vero mattatore della tivù italiana. Dai dati forniti da Agcom emerge che a monopolizzare gli spazi di parola dei singoli soggetti politici sono il premier Giuseppe Conte, primo in tutti i Tg, e Salvini nel ruolo di inseguitore. Unica eccezione è Studio Aperto dove il leader del Carroccio viene scavalcato da Silvio Berlusconi.

E i pentastellati? Per trovarne uno sul podio bisogna guardare al solo Tg3 dove Luigi Di Maio, con 7 minuti e 46 secondi, scavalca Sergio Mattarella, fermo a 6 minuti e 53 secondi. Proprio il confronto tra i due ex vicepremier è impietoso e, prendendo in esame il solo Tg1, Salvini strappa ben 26 minuti mentre Di Maio, nella veste di leader pentastellato, ne totalizza appena 9. Discorso diverso per quanto riguarda i partiti. Com’è facile immaginare, complice la nascita del Conte 2, l’attenzione dei Tg si è concentrata su M5S e Pd. Un dato comprensibile che, però, non ha portato alla scomparsa dal piccolo schermo delle altre forze politiche, tantomeno dei leghisti.

Del resto i numeri parlano chiaro e tenendo conto del “tempo di antenna”, ossia il minutaggio complessivo tra interviste e notizie date in terza persona, la copertura tra i principali partiti italiani è simile. Con buona pace per chi dice il contrario, non c’è stata censura o sproporzione. Solo guardando ai Tg pubblici, la migliore performance in fatto di minutaggio la strappa il Pd, con 3 ore e 19 minuti; a M5S sono andati 2 ore e 58 minuti. Terzo posto per la Lega che ha avuto una copertura di 2 ore e 36 minuti mentre Forza Italia si è classificata quarta con 1 ora e 37 minuti.

Dati che riflettono l’avvenuto cambiamento negli equilibri parlamentari. A sorpresa questi risultati sono sostanzialmente confermati anche nei Tg privati di Mediaset dove restano invariate le prime due posizioni, coi dem che si assestano sulle 2 ore e 37 minuti e i grillini che li tallonano con 2 ore e 34 minuti. A cambiare sono le successive posizioni perché terza si piazza FI che, con 2 ore e 15 minuti, scavalca il Carroccio, fermo a 1 ora e 53 minuti.

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