I partiti promettono miliardi. Ma in cassa non hanno un euro. Negli ultimi quattro anni le entrate si sono ridotte del 61%. Anche il 2×1000 è stato un flop

di Giorgio Velardi
Politica

Stanno promettendo di tutto: dalla cancellazione della famigerata legge Fornero fino all’abolizione del canone Rai e delle tasse universitarie, passando per il reddito di cittadinanza e la flat tax. Misure che costerebbero paccate di miliardi (137 all’anno come calcolato ieri dal nostro giornale), sempre per citare l’ex ministra del Lavoro del Governo di Mario Monti. Da far pagare, come al solito, a Pantalone. Nelle loro casse però, in confronto ai fasti di un tempo, sono rimasti gli spiccioli. Così in questa campagna elettorale, che si giocherà con regole diverse rispetto alle precedenti, non fosse altro per una legge elettorale completamente nuova rispetto al Porcellum, i partiti dovranno stringere la cinghia. E parecchio. Non c’è più il finanziamento pubblico per effetto delle due riforme dei Governi di Monti ed Enrico Letta. E anche il sistema del 2X1000, pensato per controbilanciare l’abolizione dei contributi diretti, non ha dato gli effetti sperati: rispetto a uno stanziamento teorico di 27,7 milioni di euro nel 2016, meno di 12 milioni sono stati realmente incassati dai partiti.

Negli ultimi 4 anni, ha calcolato Openpolis, l’osservatorio civico della politica italiana che ha analizzato i bilanci dei partiti, le loro entrate si sono così ridotte di qualcosa come il 61%. “In questo conteggio – ha precisato Openpolis – sono incluse le sole entrate della gestione caratteristica, cioè quelle che derivano da fondi pubblici, donazioni private, quote d’iscrizione e da altre attività tipiche”.

Causa ed effetto – La causa principale è, appunto, la riduzione del finanziamento pubblico. Un moloch che nell’ultimo ventennio c’è costato 2,5 miliardi di euro a fronte di 727 milioni di spese effettivamente sostenute dai partiti per le campagne elettorali. Ma non solo. “Anche le donazioni da privati cittadini e persone giuridiche sono in forte diminuzione”, fa notare sempre Openpolis. “Anche escludendo il 2013 (anno elettorale, in cui è comprensibile che si concentrino maggiormente le donazioni), negli anni seguenti il declino è costante”. Numeri alla mano, “le donazioni da persone fisiche ad esempio passano da 21 a 12,4 milioni” mentre “molto più residuali sono le entrate da aziende e altri enti, nell’ultimo biennio sempre inferiori al milione di euro l’anno”. In più come dimostrano i casi di Forza Italia e Pd c’è il fatto che sempre più spesso i parlamentari, che dovrebbero contribuire a foraggiare i propri partiti con una quota dello stipendio, hanno il “braccino corto” e si ricordano di saldare il conto solo prima delle elezioni per evitare di restare fuori dalle liste. “Per molte delle forze politiche principali le donazioni degli eletti costituiscono oltre l’80% dei contributi da persone fisiche – rivela Openpolis –. Fanno eccezione Forza Italia, il Nuovo centrodestra di Alfano e il Movimento 5 stelle (il cui bilancio però è poco significativo)”. Addirittura, “va segnalato che nel caso di Fratelli d’Italia, le donazioni degli eletti sono il 100% dei contributi da persona fisiche” (anche se si tratta di 65mila euro su un bilancio 2016 da oltre un milione). Come si traduce tutto questo nella pratica?

Exit strategy – Con l’uso crescente da parte dei partiti dei contributi ai gruppi parlamentari, che quest’anno si divideranno una torta da 53 milioni 700mila euro tra Camera (31 milioni 500mila) e Senato (22 milioni 70mila), e di fondazioni, associazioni e think tank contigui a singole personalità politiche. “Si tratta di un processo che dovrà essere monitorato, con il grande limite che oggi – a differenza dei partiti – questi soggetti non sono sottoposti a obblighi di trasparenza ulteriori” ma la loro finalità “è determinata dai propri fini statutari”, sottolinea Openpolis. Per Gianfranco Librandi, ex tesoriere di Scelta Civica oggi iscritto al Pd, “è indubbio che i partiti arrivino a questa campagna elettorale col fiato corto. I loro tesorieri – dice Librandi a La Notizia – dovranno essere molto bravi a convincere sponsor e gli stessi candidati a foraggiare le casse, altrimenti avranno meno risorse per sponsorizzare i propri programmi. Cancellare il finanziamento pubblico? In passato ero scettico, oggi invece non lo considero più un errore. La politica è giustamente sotto la lente d’ingrandimento dei cittadini e chi di dovere deve ‘armarsi’ per fare in modo non solo da ricucire con loro un rapporto ma anche darsi da fare attraverso le vie consentite dalla legge, come il 2X1000”.

Tw: @GiorgioVelardi

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