I renziani brandiscono il Mattarellum contro gli avversari. Ma sulla legge elettorale dimenticano di non avere i numeri al Senato

di Alessia Vincenti
Politica

La legge elettorale è al punto di partenza. Immobile. Il Pd ha infatti deciso di brandire il Mattarellum per offrire una prova di forza, che rischi di rivelarsi effimera, dopo che Forza Italia e Alternativa popolare hanno annunciato di non essere d’accordo a un ritorno al maggioritario. “Far passare il Mattarellum alla Camera  con un voto a stretta maggioranza, sapendo che poi affonderà al Senato, significherebbe mettere la legge elettorale su un binario morto”, ha sottolineato il deputato del Movimento democratico e progressista, Alfredo D’Attorre. “Allora sarebbe più onesto dire ‘non vogliamo fare la legge elettorale’”, ha concluso, attaccando direttamente gli ex compagni di partito.

Ma i renziani non sembrano inclini al dialogo: “Noi siamo per calendarizzare la legge elettorale ad aprile. Per noi è coerente andare avanti con il Mattarellum che per noi è la più facile da ottenere e la più efficace rispetto a quelle sul tavolo”, ha dichiarato il presidente dei deputati del Pd, Ettore Rosato. Come se non bastasse la legge elettorale è diventato terreno di scontro per il congresso dem. “Spacciare il Mattarellum per il modello voluto dal Pd è il modo per negare l’evidenza al fine di raggiungere l’obiettivo del nulla di fatto”, ha incalzato Giuseppe Lauricella, parlamentare del Pd, che sostiene la candidatura di Andrea Orlando alla segreteria del suo partito. “Noi abbiamo espresso la volontàdi procedere davvero con l’approvazione di una legge elettorale che garantisca l’omogeneità tra Camera e Senato richiesta dal Presidente della Repubblica e dalla Corte costituzionale”. La parola passa ora ai gruppi, che dovranno decidere i tempi di lavoro parlamentare.

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