I tentacoli dei clan sui Comuni. Salgono a 47 quelli commissariati. Sciolti quattro consigli comunali in meno di due mesi. La regione che paga il prezzo più alto è la Calabria

di Giorgio Iusti
Cronaca
Dia

In meno di due mesi, da febbraio ad oggi, sono stati sciolti altri quattro Comuni per infiltrazioni mafiose. E il numero degli enti locali a cui il Consiglio dei Ministri, su proposta del Viminale, ha staccato la spina perché condizionati dai clan sono 47. Tutti al Sud e la maggior parte in Calabria. Fatta eccezione per Saint-Pierre, primo Comune sciolto in Valle d’Aosta a forte presenza della ‘ndrangheta calabrese in Piemonte e Valle D’Aosta, dove è stata riscontrata una forte capacità di condizionamento da parte della ‘ndrangheta e dove un assessore sarebbe stata eletta con l’appoggio dei clan locali e arrestata per concorso in associazione di tipo mafioso. Nel mirino in particolare la gestione di appalti e contratti di locazione di immobili comunali a favore di soggetti legati alla criminalità organizzata, senza che i vertici dell’amministrazione assumessero provvedimenti per contrastare tali comportamenti illegittimi.

LA PIOVRA. I Comuni attualmente sciolti per mafia si trovano uno appunto in Valle d’Aosta, sei in Campania, otto in Puglia, uno in Basilicata, diciassette in Calabria, dove sempre per infiltrazioni mafiose sono però stati inviati i commissari anche in due Aziende sanitarie, e dodici in Sicilia. Gli ultimi enti commissariati, in ordine di tempo, sono stati quelli di Amantea, in provincia di Cosenza, Pizzo, in provincia di Vibo Valentia, e Sant’Antimo, in provincia di Napoli, che hanno fatto salire a cinque il numero degli scioglimenti disposti nel 2020 per condizionamenti delle organizzazioni criminali. Nell’ultimo mese, come evidenzia la fondazione Openpolis, il Consiglio dei ministri ha inoltre deciso la proroga di sei mesi del periodo di commissariamento dei Comuni di Crucoli e Casabona, in provincia di Crotone, è stata decretata la sospensione del consiglio comunale di Sant’Eufemia d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria, dopo un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia, e si è invece conclusa con l’archiviazione la procedura di accesso relativa a Eraclea, in provincia di Venezia, ma sono in pieno svolgimento le attività di diverse commissioni di accesso inviate in altri enti. Dal 1991, andando infine al dato storico, sono ben 345 i commissariamenti per mafia, 121 dei quali nella sola Calabria.

GLI ALTRI. Oltre agli sciolglimenti di consigli comunali per infiltrazioni criminali, nell’ultimo mese e mezzo sono stati commissariati, soprattutto per problemi di natura politica, altri 38 comuni. E per Giugliano in Campania si tratta del terzo scioglimento anticipato dal 2012. Attualmente i comuni sciolti in Italia sono così in totale 201. La regione con più scioglimenti in corso è proprio la Calabria, con 39 enti interessati, seguita da Campania, Lombardia e Sicilia. Vicende che coinvolgono circa il 4% della popolazione italiana. In oltre la metà dei casi, poi, i commissariamenti riguardano Comuni piccoli, mentre le principali città, quelle con oltre 50mila abitanti, rappresentano soltanto il 5% degli scioglimenti, pur risiedendovi quasi un terzo degli italiani che vivono in Comuni sciolti, 768.771 persone. Si tratta di Comuni con oltre 120mila abitanti, come Giugliano in Campania, sciolto per dimissioni consiglieri, e Siracusa, in questo caso per motivi di eccesso di debito nel bilancio. Sciolta inoltre Andria, con circa 100mila residenti e sempre per motivi di bilancio, Imola, con 70mila abitanti, e Crotone, con 65mila abitanti, entrambe commissariate a causa delle dimissioni del sindaco, che aprono la strada a nuove elezioni.

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