Il bluff degli spacciatori sfrattati dalle case popolari. La Regione Abruzzo vara la legge voluta dai leghisti. Che è inapplicabile

di Maria Trozzi
Politica

“Un provvedimento legislativo che diventerà sicuramente traccia per le altre regioni d’Italia”, giura il governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio di Fratelli d’Italia (nella foto). Propaganda pura, a sentire, invece, diversi sindaci abruzzesi. Fa discutere la legge regionale appena licenziata dalla maggioranza di Centrodestra a trazione sovranista per l’assegnazione delle case popolari. Un giro di vite, secondo il presidente della Giunta, che di fatto impedirà ai condannati per reati di droga, di abitare gli alloggi di edilizia pubblica. Una piaga, specie in alcune aree della regione, come ad esempio nel quartiere Rancitelli di Pescara, diventato nel tempo una vera e propria piazza dello spaccio.

“Così garantiamo più equità e giustizia nell’assegnazione degli alloggi popolari e si riuscirà a far diminuire, fino all’azzeramento, gli aspetti delinquenziali che affliggono molti quartieri delle città abruzzesi”, insiste Marsilio. Ma alle obiezioni dei sindaci che, a proposito della legge, lamentano la mancanza di strumenti concreti per poter sottrarre al degrado i quartieri sensibili, si aggiungono quelle dei consiglieri regionali M5S. “Si sono fatti belli nel dire che è una legge più rigida, ma in realtà è piena di norme vuote destinate a restare inapplicate”, tuona il grillino, Domenico Pettinari, vice presidente del Consiglio regionale, in prima linea da anni contro il degrado delle periferie pescaresi, tenute in scacco dalla criminalità.

“Questa legge colpisce esclusivamente il condannato in terzo grado, ma nulla prevede per i tanti che, già condannati in primo o secondo grado, potranno continuare tranquillamente ad occupare gli alloggi popolari – spiega a La Notizia -. Una legge nazionale consente di allontanare i condannati, anche in primo grado, per violenza domestica, per questo ho proposto di correggere la legge, estendendo lo stesso trattamento agli spacciatori, che rappresentano il 99% di chi delinque nei quartieri popolari. Tutto inutile, Pettinari è rimasto inascoltato. “Questa legge non solo non fa nulla di più rispetto alla legge d’Alfonso (Luciano, ex governatore dell’Abruzzo, ndr), ma addirittura peggiora quella precedente”.

Ma non è tutto. Per il consigliere M5S, le criticità non finiscono qui: “In questa legge non è prevista una procedura che consenta ai sindaci di avere informazioni sui delinquenti e condannati residenti nelle case popolari – prosegue -. Così procedere agli sfratti sarà praticamente impossibile”. Pettinari aveva proposto di codificare uno scambio di informazioni “automatico” tra le 4 procure, le 4 questure e le 4 prefetture abruzzesi e i sindaci del territorio per consentire ai primi cittadini di accedere al casellario giudiziario e ai carichi pendenti così da accertare le eventuali condanne a carico di chi abita nelle case popolari. “Proposta respinta anche in questo caso – allarga le braccia -. Più che una legge, sembra uno spot”.

Come per le denunce ai genitori per inosservanza dell’obbligo scolastico dei figli minori, tra le cause di decadenza dal diritto all’alloggio: “Anche in questo caso la legge resterà lettera morta perché il sindaco non saprà mai chi abbandona o non va a scuola. Avrebbero dovuto codificare dei canali d’informazione diretti tra scuole e Comune”, conclude Pettinari.

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