Il Decreto sicurezza regala nuovi disastri. Deserti i bandi per l’accoglienza. Undici prefetture costrette a indire più volte gli appalti

di Antonio Acerbis
Politica

Continui ricorsi al Tar, finanziamenti tagliati, Terzo Settore in ritirata, bandi di gara deserti. In una parola, un disastro. Ecco l’ultimo regalo del decreto Sicurezza, il decreto tanto osannato dal suo ideatore, Matteo Salvini, e che invece si sta dimostrando, settimana dopo settimana, un pazzesco buco nell’acqua. A fare il punto sulla situazione è un dettagliato report realizzato da OpenPolis e ActionAid. Il quadro tratteggiato è più che chiaro: una trasformazione negativa e complessiva del sistema di accoglienza che ha come conseguenza diretta la contrazione dei diritti dei migranti e un cambio di prospettiva sul ruolo del Terzo Settore, che passa da una funzione di sussidiarietà e sostegno a una destinata al controllo dei migranti con il taglio dei servizi per l’integrazione. Con la conseguenza che i bandi previsti con i nuovi capitolati di gara del decreto sicurezza sono andati deserti, i piccoli centri chiusi e si sono avviati trasferimenti da città e regioni dove sono andati persi migliaia dei posti previsti.

GROSSO GRASSO FLOP. Il punto di partenza è uno: il taglio dei servizi all’autonomia delle persone, come conseguenza della drastica riduzione degli importi messi a disposizione per la gestione dei centri, ha provocato il rifiuto del Terzo Settore di partecipare ai nuovi bandi del sistema di accoglienza. A un anno dall’approvazione del nuovo capitolato del Decreto Sicurezza, risulta sempre più chiaro come questo rifiuto abbia causato per molte prefetture una effettiva difficoltà ad assegnare tutti i posti ritenuti necessari. Le procedure adottate nel corso dei mesi, come la ripetizione dei bandi e l’affidamento diretto o in economia, hanno rivelato che moltissimi posti disponibili sono stati persi. Le prefetture sono di fatto strette tra regole inapplicabili e l’obbligo di garantire il servizio. E così, ad esempio, delle 81 prefetture che a inizio agosto avevano messo a bando degli accordi quadro per la gestione di Cas, 11 avevano ripetuto, almeno una gara, una o più volte.

CASO DELLA TOSCANA. Ma non è tutto. La relazione dedica, infatti, un approfondito capitolo al caso della Toscana, una delle Regioni più problematiche da questo punto di vista. Emblematico il caso di Livorno dove gran parte dei bandi per l’accoglienza sono andati deserti: dopo il fallimento del primo bando, la prefettura non ha ritenuto di pubblicarne di nuovi e ha invece deciso di trasferire altrove i migranti presenti nei centri che sono stati chiusi. Su 1.000 posti messi a bando dopo l’approvazione del dl sicurezza solo 564 sono stati effettivamente assegnati.

Nella provincia di Firenze, invece, dove era stato sperimentato positivamente il modello di accoglienza diffusa in tanti piccoli centri che accoglievano i migranti per lo più in appartamenti, le nuove gare hanno portato inizialmente alla firma di solo 3 convenzioni per un totale di 285 posti sui 1.800 inizialmente offerti. Finita qui? Certo che no. Il Sistema informatico di gestione dell’accoglienza (Sga) rimane, nonostante le richieste di accesso agli atti (Foia) indirizzate al Ministero degli Interni, ad oggi ancora inaccessibile. Si riscontra, dunque, la mancanza di trasparenza sul reale funzionamento della macchina dell’accoglienza. Cosa che rende il tutto ancora più grave perché non permette di valutare i suoi cambiamenti, la reale tutela dei diritti delle persone e il rispetto della legalità.

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