Il facile risiko di Usa e Russia con l’Europa grande assente. L’ambasciatore Terzi: il Russiagate condiziona i rapporti. Ma i nodi sono i dazi, l’Ucraina e poi Siria, Iran e Israele

di Gaetano Pedullà
L'intervista

“Il fatto che Trump e Putin abbiano dedicato tanto tempo del loro incontro al Russiagate dimostra come questa vicenda condizioni i loro rapporti. Ma di piatti forti nel vertice di ieri ce n’erano ben altri”. Quali, chiediamo a Giulio Terzi di Sant’Agata, nostro ex ministro degli Esteri e profondo conoscitore delle dinamiche di Washington, dove è stato ambasciatore italiano. “Il primo è la questione Siria, Iran e Israele. Poi l’Europa e i dazi”.

Andiamo per ordine. Il faccia a faccia è stato anticipato da un messaggio di trump secondo cui il rapporto con la Russia non è mai stato peggiore…
“Non c’è da stupirsi. Questo fa parte del modo che ha il Presidente Usa di spiazzare l’interlocutore. L’abbiamo appena visto con Theresa May. Nella sostanza però poi i due leader hanno smontato le accuse di ingerenze di Mosca nelle elezioni americane. Accuse difficili da provare ma che stanno intralciando i rapporti tra i due Paesi. E se nei prossimi giorni l’inchiesta del Procuratore Mueller dovesse sfociare in nuovi atti anche clamorosi c’è da scommettere che pure questo vertice sarà portato come prova di loro inconfessabili relazioni”.

Nella conferenza stampa successiva al vertice si è parlato di passi avanti sulla Siria.
“La strategia di Trump, che potremmo definire di una Yalta bis, lascerebbe margini a Mosca per le mire su parte  dell’Ucraina e persino sull’ingerenza nello scacchiere che va dallo Yamen all’Iraq, Siria e Libano in cambio di garanzie su Israele. Ma se mai si raggiungesse un tale accordo, che assicurazioni possono darsi l’uno con l’altro? Teheran ha una forza rilevante, e anche se le opposizioni al regime si sono allargate a oltre 150 città, sul fronte interno si è intensificata l’attività repressiva del dissenso, mentre su quello esterno c’è molto più attivismo. Neppure Putin può illudersi di tenere a bada facilmente l’Iran”.

L’altro nodo è l’Europa. Che strano effetto sentirci dire di essere nemici degli States…

“Un’altra provocazione. Le cose non stanno così, ma Trump vuol fare pesare il disavanzo commerciale Usa con l’Europa e in particolare con Paesi come la Germania. Certo l’Europa è oggi un interlocutore debole”.

Intanto l’economia italiana paga un prezzo per le sanzioni alla Russia. È giusto sentirci dire di essere nemici?
“I volumi commerciali con gli Stati Uniti sono decine di volte superiori rispetto a quelli con la Russia. Il problema qui è diverso. Sin dal momento del suo insediamento l’attuale commissario europeo agli Affari esteri Federica Mogherini ha detto che le politiche estere di ciascun Paese dell’Unione sarebbero rimaste affar loro. La mancanza di una politica della sicurezza ed estera dell’Europa è un dato di fatto. Certo, molte cose si possono fare con ben altri risultati rispetto al passato, come sta facendo bene il nostro Governo sugli immigrati, ma sulle grandi partite economiche e commerciali la piattaforma migliore per bilanciare gli interessi dei due colossi Usa e Cina è quella di un’Europa nel suo complesso. Anche qui in Italia, la penetrazione di Pechino nelle grandi reti di energia, cyber dati, infrastrutture strategiche è impressionante”.